Guida al canto Dove siamo Siamo nella terza bolgia delle Malebolge, dove la roccia è traforata come una pietra da battesimo. I dannati stanno capovolti dentro i fori, con le piante dei piedi esposte a una fiamma che le fa guizzare in continuazione. L'odore acre sale insieme al calore. Dante scende dall'argine, si avvicina a un buco e parla con l'anima che soffre più delle altre.
Chi incontriamo Il dannato che sporge dai piedi più di ogni altro è papa Niccolò III, della famiglia degli Orsini. Scambiandolo per Bonifazio VIII, gli grida un'accusa legata a un affare sporco. Poi spiega che anche altri papi simoniaci lo hanno preceduto nei buchi più profondi, annuncia che dopo di lui arriverà un papa ancora peggiore, e indica nel re di Francia il futuro mandante dell'azione contro Bonifazio.
Cosa aspettarsi Dante reagisce con un'invettiva durissima contro la simonia, citando san Pietro e l'Apocalisse. Subito dopo, Virgilio lo solleva in braccio, risale l'argine e lo porta al ponte che introduce la quarta bolgia. Il lettore si prepara a incontrare gli indovini e a misurare quanto il peccato di frode cambi forma di valle in valle.
O Simon mago, o miseri seguaci
1 che le cose di Dio, che di bontate
2 deon essere spose, e voi rapaci
3 O Simone Mago, o sventurati seguaci che trasformate in prostitute le cose di Dio, che per loro natura dovrebbero essere unite alla bontà, e voi invece le rapinate per denaro. · Versi 1-3
per oro e per argento avolterate,
4 or convien che per voi suoni la tromba,
5 però che ne la terza bolgia state.
6 Già eravamo, a la seguente tomba,
7 montati de lo scoglio in quella parte
8 ch’a punto sovra mezzo ’l fosso piomba.
9 O somma sapïenza, quanta è l’arte
10 che mostri in cielo, in terra e nel mal mondo,
11 e quanto giusto tua virtù comparte!
12 O sapienza suprema, quanta arte dimostri nel cielo, in terra e nel mondo malvagio, e con quanta giustizia distribuisci il tuo potere! · Versi 10-12
Io vidi per le coste e per lo fondo
13 piena la pietra livida di fóri,
14 d’un largo tutti e ciascun era tondo.
15 Non mi parean men ampi né maggiori
16 che que’ che son nel mio bel San Giovanni,
17 fatti per loco d’i battezzatori;
18 l’un de li quali, ancor non è molt’ anni,
19 rupp’ io per un che dentro v’annegava:
20 e questo sia suggel ch’ogn’ omo sganni.
21 Fuor de la bocca a ciascun soperchiava
22 d’un peccator li piedi e de le gambe
23 infino al grosso, e l’altro dentro stava.
24 Le piante erano a tutti accese intrambe;
25 per che sì forte guizzavan le giunte,
26 che spezzate averien ritorte e strambe.
27 Qual suole il fiammeggiar de le cose unte
28 muoversi pur su per la strema buccia,
29 tal era lì dai calcagni a le punte.
30 «Chi è colui, maestro, che si cruccia
31 guizzando più che li altri suoi consorti»,
32 diss’ io, «e cui più roggia fiamma succia?».
33 "Chi è quello, maestro, che si dimena con più rabbia degli altri suoi compagni?" chiesi io, "e a cui la fiamma rossa succhia di più?" · Versi 31-33
Ed elli a me: «Se tu vuo’ ch’i’ ti porti
34 là giù per quella ripa che più giace,
35 da lui saprai di sé e de’ suoi torti».
36 E io: «Tanto m’è bel, quanto a te piace:
37 tu se’ segnore, e sai ch’i’ non mi parto
38 dal tuo volere, e sai quel che si tace».
39 Allor venimmo in su l’argine quarto;
40 volgemmo e discendemmo a mano stanca
41 là giù nel fondo foracchiato e arto.
42 Lo buon maestro ancor de la sua anca
43 non mi dipuose, sì mi giunse al rotto
44 di quel che si piangeva con la zanca.
45 «O qual che se’ che ’l di sù tien di sotto,
46 anima trista come pal commessa»,
47 comincia’ io a dir, «se puoi, fa motto».
48 "O tu, chiunque tu sia, che tieni sottosopra chi sta sopra di te, anima triste come un palo conficcato nel terreno" cominciai a dire, "se puoi, parla". · Versi 46-48
Io stava come ’l frate che confessa
49 lo perfido assessin, che, poi ch’è fitto,
50 richiama lui per che la morte cessa.
51 Io stavo come il frate che confessa l'assassino traditore, il quale, dopo che è stato piantato il palo, lo richiama perché la morte venga rimandata. · Versi 49-51
Ed el gridò: «Se’ tu già costì ritto,
52 se’ tu già costì ritto, Bonifazio?
53 Di parecchi anni mi mentì lo scritto.
54 Se’ tu sì tosto di quell’ aver sazio
55 per lo qual non temesti tòrre a ’nganno
56 la bella donna, e poi di farne strazio?».
57 Tal mi fec’ io, quai son color che stanno,
58 per non intender ciò ch’è lor risposto,
59 quasi scornati, e risponder non sanno.
60 Io rimasi come quelli che, per non capire ciò che gli è stato risposto, restano lì quasi smarriti, senza sapere cosa dire. · Versi 58-60
Allor Virgilio disse: «Dilli tosto:
61 “Non son colui, non son colui che credi”»;
62 e io rispuosi come a me fu imposto.
63 Per che lo spirto tutti storse i piedi;
64 poi, sospirando e con voce di pianto,
65 mi disse: «Dunque che a me richiedi?
66 Se di saper ch’i’ sia ti cal cotanto,
67 che tu abbi però la ripa corsa,
68 sappi ch’i’ fui vestito del gran manto;
69 e veramente fui figliuol de l’orsa,
70 cupido sì per avanzar li orsatti,
71 che sù l’avere e qui me misi in borsa.
72 Di sotto al capo mio son li altri tratti
73 che precedetter me simoneggiando,
74 per le fessure de la pietra piatti.
75 Là giù cascherò io altresì quando
76 verrà colui ch’i’ credea che tu fossi,
77 allor ch’i’ feci ’l sùbito dimando.
78 Ma più è ’l tempo già che i piè mi cossi
79 e ch’i’ son stato così sottosopra,
80 ch’el non starà piantato coi piè rossi:
81 ché dopo lui verrà di più laida opra,
82 di ver’ ponente, un pastor sanza legge,
83 tal che convien che lui e me ricuopra.
84 Nuovo Iasón sarà, di cui si legge
85 ne’ Maccabei; e come a quel fu molle
86 suo re, così fia lui chi Francia regge».
87 Io non so s’i’ mi fui qui troppo folle,
88 ch’i’ pur rispuosi lui a questo metro:
89 «Deh, or mi dì: quanto tesoro volle
90 Nostro Segnore in prima da san Pietro
91 ch’ei ponesse le chiavi in sua balìa?
92 Certo non chiese se non “Viemmi retro”.
93 Né Pier né li altri tolsero a Matia
94 oro od argento, quando fu sortito
95 al loco che perdé l’anima ria.
96 Però ti sta, ché tu se’ ben punito;
97 e guarda ben la mal tolta moneta
98 ch’esser ti fece contra Carlo ardito.
99 E se non fosse ch’ancor lo mi vieta
100 la reverenza de le somme chiavi
101 che tu tenesti ne la vita lieta,
102 io userei parole ancor più gravi;
103 ché la vostra avarizia il mondo attrista,
104 calcando i buoni e sollevando i pravi.
105 Di voi pastor s’accorse il Vangelista,
106 quando colei che siede sopra l’acque
107 puttaneggiar coi regi a lui fu vista;
108 quella che con le sette teste nacque,
109 e da le diece corna ebbe argomento,
110 fin che virtute al suo marito piacque.
111 Fatto v’avete dio d’oro e d’argento;
112 e che altro è da voi a l’idolatre,
113 se non ch’elli uno, e voi ne orate cento?
114 Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,
115 non la tua conversion, ma quella dote
116 che da te prese il primo ricco patre!».
117 E gridai: "Ah, Costantino, quanti mali generò non la tua conversione, ma quella dote che il primo ricco padre prese da te!" · Versi 115-117
E mentr’ io li cantava cotai note,
118 o ira o coscïenza che ’l mordesse,
119 forte spingava con ambo le piote.
120 I’ credo ben ch’al mio duca piacesse,
121 con sì contenta labbia sempre attese
122 lo suon de le parole vere espresse.
123 Però con ambo le braccia mi prese;
124 e poi che tutto su mi s’ebbe al petto,
125 rimontò per la via onde discese.
126 Né si stancò d’avermi a sé distretto,
127 sì men portò sovra ’l colmo de l’arco
128 che dal quarto al quinto argine è tragetto.
129 Quivi soavemente spuose il carco,
130 soave per lo scoglio sconcio ed erto
131 che sarebbe a le capre duro varco.
132 Indi un altro vallon mi fu scoperto.
133 L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
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