Guida al canto Dove siamo Dante è entrato a Dite e cammina nel sesto cerchio, tra il muro interno e le tombe infuocate. Virgilio spiega che quei sepolcri si richiuderanno solo dopo il giudizio universale e indica in Epicuro la guida di quanti negano l'immortalità dell'anima. L'aria è greve per il calore delle fiamme e per il lezzo che sale dal cerchio sottostante.
Chi incontriamo Farinata degli Uberti si erge dall'arca con il petto scoperto e affronta Dante con superbia, rivelando di vedere nel futuro ma non nel presente. Accanto a lui si alza Cavalcante de' Cavalcanti, padre di Guido, che si accascia credendo il figlio morto. Prima di sparire Farinata accenna a Federico II e al cardinale Ottaviano, senza aggiungere altro.
Cosa aspettarsi Dopo l'incontro Dante lascia il muro e scende verso una valle che porta al settimo cerchio, dove i violenti scontano la pena tra fiumi di sangue e ghiaccio. Resta aperto il peso della profezia di Farinata sui guelfi e l'ombra di Cavalcante, mentre Virgilio ammonisce il discepolo a serbare le parole udite contro di sé.
Ora sen va per un secreto calle,
1 tra ’l muro de la terra e li martìri,
2 lo mio maestro, e io dopo le spalle.
3 «O virtù somma, che per li empi giri
4 mi volvi», cominciai, «com’ a te piace,
5 parlami, e sodisfammi a’ miei disiri.
6 La gente che per li sepolcri giace
7 potrebbesi veder? già son levati
8 tutt’ i coperchi, e nessun guardia face».
9 Cominciai a dire: «Somma potenza, che mi guidi attraverso questi giri malvagi come preferisci, parlami e soddisfa i miei desideri. Si potrebbe vedere la gente che giace nei sepolcri? I coperchi sono già stati sollevati e nessuno fa la guardia». · Versi 4-9
E quelli a me: «Tutti saran serrati
10 quando di Iosafàt qui torneranno
11 coi corpi che là sù hanno lasciati.
12 Suo cimitero da questa parte hanno
13 con Epicuro tutti suoi seguaci,
14 che l’anima col corpo morta fanno.
15 Però a la dimanda che mi faci
16 quinc’ entro satisfatto sarà tosto,
17 e al disio ancor che tu mi taci».
18 E io: «Buon duca, non tegno riposto
19 a te mio cuor se non per dicer poco,
20 e tu m’hai non pur mo a ciò disposto».
21 «O Tosco che per la città del foco
22 vivo ten vai così parlando onesto,
23 piacciati di restare in questo loco.
24 La tua loquela ti fa manifesto
25 di quella nobil patrïa natio,
26 a la qual forse fui troppo molesto».
27 Improvvisamente una voce uscì da una delle arche: «O toscano che cammini vivo attraverso la città del fuoco parlando con tale cortesia, ti prega di fermarti in questo luogo. Il tuo modo di parlare ti rivela nativo di quella nobile patria, verso la quale forse io sono stato troppo molesto». · Versi 22-27
Subitamente questo suono uscìo
28 d’una de l’arche; però m’accostai,
29 temendo, un poco più al duca mio.
30 Ed el mi disse: «Volgiti! Che fai?
31 Vedi là Farinata che s’è dritto:
32 da la cintola in sù tutto ’l vedrai».
33 Io avea già il mio viso nel suo fitto;
34 ed el s’ergea col petto e con la fronte
35 com’ avesse l’inferno a gran dispitto.
36 E l’animose man del duca e pronte
37 mi pinser tra le sepulture a lui,
38 dicendo: «Le parole tue sien conte».
39 Com’ io al piè de la sua tomba fui,
40 guardommi un poco, e poi, quasi sdegnoso,
41 mi dimandò: «Chi fuor li maggior tui?».
42 Le mani coraggiose e svelte del maestro mi spinsero tra le sepolture verso di lui, dicendo: «Sii chiaro nelle tue parole». Quando giunsi ai piedi della sua tomba, mi guardò un istante e poi, quasi con sdegno, mi domandò: «Chi furono i tuoi antenati?». · Versi 37-42
Io ch’era d’ubidir disideroso,
43 non gliel celai, ma tutto gliel’ apersi;
44 ond’ ei levò le ciglia un poco in suso;
45 Io, che desideravo obbedire, non glielo nascosi, ma gli aprii tutto; per questo lui alzò le sopracciglia un poco in su. · Versi 43-45
poi disse: «Fieramente furo avversi
46 a me e a miei primi e a mia parte,
47 sì che per due fïate li dispersi».
48 «S’ei fur cacciati, ei tornar d’ogne parte»,
49 rispuos’ io lui, «l’una e l’altra fïata;
50 ma i vostri non appreser ben quell’ arte».
51 «Se furono cacciati, tornarono da ogni parte», gli risposi io, «sia la prima sia la seconda volta; ma i vostri non impararono bene quell'arte». · Versi 49-51
Allor surse a la vista scoperchiata
52 un’ombra, lungo questa, infino al mento:
53 credo che s’era in ginocchie levata.
54 Dintorno mi guardò, come talento
55 avesse di veder s’altri era meco;
56 e poi che ’l sospecciar fu tutto spento,
57 A quel punto si alzò accanto a lui, fino a mostrare il mento, un'ombra: credo che si fosse sollevata in ginocchio. Mi guardò intorno, come se avesse desiderio di verificare se qualcun altro fosse con me; e quando il sospetto fu del tutto svanito, · Versi 52-57
piangendo disse: «Se per questo cieco
58 carcere vai per altezza d’ingegno,
59 mio figlio ov’ è? e perché non è teco?».
60 E io a lui: «Da me stesso non vegno:
61 colui ch’attende là, per qui mi mena
62 forse cui Guido vostro ebbe a disdegno».
63 Le sue parole e ’l modo de la pena
64 m’avean di costui già letto il nome;
65 però fu la risposta così piena.
66 Di sùbito drizzato gridò: «Come?
67 dicesti “elli ebbe”? non viv’ elli ancora?
68 non fiere li occhi suoi lo dolce lume?».
69 Quando s’accorse d’alcuna dimora
70 ch’io facëa dinanzi a la risposta,
71 supin ricadde e più non parve fora.
72 Ma quell’ altro magnanimo, a cui posta
73 restato m’era, non mutò aspetto,
74 né mosse collo, né piegò sua costa;
75 Quando si accorse che esitavo prima di rispondere, ricadde all'indietro e non si vide più fuori. Ma quell'altro animo grande, accanto al quale ero rimasto, non mutò aspetto, non mosse il collo, non piegò il busto. · Versi 70-75
e sé continüando al primo detto,
76 «S’elli han quell’ arte», disse, «male appresa,
77 ciò mi tormenta più che questo letto.
78 Ma non cinquanta volte fia raccesa
79 la faccia de la donna che qui regge,
80 che tu saprai quanto quell’ arte pesa.
81 E se tu mai nel dolce mondo regge,
82 dimmi: perché quel popolo è sì empio
83 incontr’ a’ miei in ciascuna sua legge?».
84 «Ma non saranno accese cinquanta volte la faccia della donna che qui regge, che tu saprai quanto pesa quell'arte. E se mai tornerai nel dolce mondo, dimmi: perché quel popolo è così empio contro i miei in ciascuna delle sue leggi?». · Versi 79-84
Ond’ io a lui: «Lo strazio e ’l grande scempio
85 che fece l’Arbia colorata in rosso,
86 tal orazion fa far nel nostro tempio».
87 Poi ch’ebbe sospirando il capo mosso,
88 «A ciò non fu’ io sol», disse, «né certo
89 sanza cagion con li altri sarei mosso.
90 Ma fu’ io solo, là dove sofferto
91 fu per ciascun di tòrre via Fiorenza,
92 colui che la difesi a viso aperto».
93 Dopo aver sospirando scosso il capo, disse: «In questo non fui solo, e certo non senza motivo mi sarei mosso con gli altri. Ma io fui il solo, là dove fu deciso da tutti di distruggere Firenze, colui che la difesi a viso aperto». · Versi 88-93
«Deh, se riposi mai vostra semenza»,
94 prega’ io lui, «solvetemi quel nodo
95 che qui ha ’nviluppata mia sentenza.
96 El par che voi veggiate, se ben odo,
97 dinanzi quel che ’l tempo seco adduce,
98 e nel presente tenete altro modo».
99 Lo pregai: «Deh, se mai la vostra discendenza riposerà in pace, scioglietemi quel nodo che qui ha avviluppato il mio giudizio. Sembra, se capisco bene, che voi vediate in anticipo ciò che il tempo porta con sé, e nel presente teniate un altro comportamento». · Versi 94-99
«Noi veggiam, come quei c’ha mala luce,
100 le cose», disse, «che ne son lontano;
101 cotanto ancor ne splende il sommo duce.
102 Quando s’appressano o son, tutto è vano
103 nostro intelletto; e s’altri non ci apporta,
104 nulla sapem di vostro stato umano.
105 «Noi vediamo, come chi ha una vista debole, le cose», disse, «che ne sono lontane; solo quella luce suprema ci splende. Quando gli eventi si avvicinano o sono, il nostro intelletto è del tutto inutile; e se nessuno non ci informa, non sappiamo nulla delle vicende umane». · Versi 100-105
Però comprender puoi che tutta morta
106 fia nostra conoscenza da quel punto
107 che del futuro fia chiusa la porta».
108 Allor, come di mia colpa compunto,
109 dissi: «Or direte dunque a quel caduto
110 che ’l suo nato è co’ vivi ancor congiunto;
111 e s’i’ fui, dianzi, a la risposta muto,
112 fate i saper che ’l fei perché pensava
113 già ne l’error che m’avete soluto».
114 Allora, come sopraffatto dal rimorso per il mio errore, dissi: «Dite dunque a quel caduto che suo figlio è ancora unito ai vivi; e se poco fa sono stato muto prima di rispondere, fatelo sapere: lo feci perché già riflettevo sull'errore che mi avete sciolto». · Versi 109-114
E già ’l maestro mio mi richiamava;
115 per ch’i’ pregai lo spirto più avaccio
116 che mi dicesse chi con lu’ istava.
117 Dissemi: «Qui con più di mille giaccio:
118 qua dentro è ’l secondo Federico
119 e ’l Cardinale; e de li altri mi taccio».
120 Indi s’ascose; e io inver’ l’antico
121 poeta volsi i passi, ripensando
122 a quel parlar che mi parea nemico.
123 Elli si mosse; e poi, così andando,
124 mi disse: «Perché se’ tu sì smarrito?».
125 E io li sodisfeci al suo dimando.
126 Poi si nascose; e io verso l'antico poeta rivolsi i passi, ripensando a quel parlare che mi pareva ostile. Egli si mosse; e poi, così andando, mi disse: «Perché sei così turbato?». E io gli risposi alla sua domanda. · Versi 121-126
«La mente tua conservi quel ch’udito
127 hai contra te», mi comandò quel saggio;
128 «e ora attendi qui», e drizzò ’l dito:
129 «quando sarai dinanzi al dolce raggio
130 di quella il cui bell’ occhio tutto vede,
131 da lei saprai di tua vita il vïaggio».
132 «Custodisci nella mente ciò che hai udito contro di te», mi ordinò quel saggio, «e ora presta attenzione qui», e alzò il dito: «quando sarai davanti al dolce raggio di quella il cui bel occhio tutto vede, saprai da lei quale sarà il cammino della tua vita». · Versi 127-132
Appresso mosse a man sinistra il piede:
133 lasciammo il muro e gimmo inver’ lo mezzo
134 per un sentier ch’a una valle fiede,
135 che ’nfin là sù facea spiacer suo lezzo.
136 L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
https://divinacommediaonline.it/it/inferno/canto-10