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天堂篇, 第五歌

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关于誓愿的教诲与抵达水星天

诗歌导读

我们身在何处

但丁仍留在月天,贝阿特丽切在此回答一个新的问题:能否以其他善功来弥补未能履行的誓愿。问题的核心在于神学与道德:上帝所悦纳的是人立约时那份自由,而教会仅能在祭品的“质料”上施予通融,对契约本身则不可通融。月天即将走尽,离别的时刻已经临近。

我们遇见谁

贝阿特丽切以神学家与向导的身份主宰整个场景,发言时带有如先知受感而语般的威权。为使其教诲更具分量,她援引了两位古代人物:耶弗他,为坚守诺言而献出亲生女儿;希腊联军的大统帅阿伽门农,则选择将伊菲革涅亚献祭,最终自食其痛。水星天上的新灵魂们暂时只闻其声:一位灵魂主动上前开口,却将身世的讲述留至下一歌。

期待什么

讲完关于誓愿的道理,贝阿特丽切转身望向天空中最明亮之处,旅程再度启程:但丁在一瞬之间抵达水星天。迎接他的是一群光芒四射的灵魂,他们高呼“看哪,他将要增添我们的爱”,足见他的到来早已被期待。与一位灵魂的近距离相遇迫在眉睫,但对其身份的回答则悬留至下一歌。

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天堂篇 · 第五歌
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«S’io ti fiammeggio nel caldo d’amore

1

di là dal modo che ’n terra si vede,

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sì che del viso tuo vinco il valore,

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non ti maravigliar, ché ciò procede

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da perfetto veder, che, come apprende,

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così nel bene appreso move il piede.

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Io veggio ben sì come già resplende

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ne l’intelletto tuo l’etterna luce,

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che, vista, sola e sempre amore accende;

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e s’altra cosa vostro amor seduce,

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non è se non di quella alcun vestigio,

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mal conosciuto, che quivi traluce.

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Tu vuo’ saper se con altro servigio,

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per manco voto, si può render tanto

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che l’anima sicuri di letigio».

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Sì cominciò Beatrice questo canto;

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e sì com’ uom che suo parlar non spezza,

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continüò così ’l processo santo:

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«Lo maggior don che Dio per sua larghezza

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fesse creando, e a la sua bontate

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più conformato, e quel ch’e’ più apprezza,

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fu de la volontà la libertate;

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di che le creature intelligenti,

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e tutte e sole, fuoro e son dotate.

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Or ti parrà, se tu quinci argomenti,

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l’alto valor del voto, s’è sì fatto

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che Dio consenta quando tu consenti;

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ché, nel fermar tra Dio e l’omo il patto,

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vittima fassi di questo tesoro,

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tal quale io dico; e fassi col suo atto.

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Dunque che render puossi per ristoro?

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Se credi bene usar quel c’hai offerto,

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di maltolletto vuo’ far buon lavoro.

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Tu se’ omai del maggior punto certo;

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ma perché Santa Chiesa in ciò dispensa,

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che par contra lo ver ch’i’ t’ho scoverto,

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convienti ancor sedere un poco a mensa,

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però che ’l cibo rigido c’hai preso,

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richiede ancora aiuto a tua dispensa.

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Apri la mente a quel ch’io ti paleso

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e fermalvi entro; ché non fa scïenza,

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sanza lo ritenere, avere inteso.

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Due cose si convegnono a l’essenza

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di questo sacrificio: l’una è quella

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di che si fa; l’altr’ è la convenenza.

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Quest’ ultima già mai non si cancella

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se non servata; e intorno di lei

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sì preciso di sopra si favella:

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però necessitato fu a li Ebrei

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pur l’offerere, ancor ch’alcuna offerta

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sì permutasse, come saver dei.

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L’altra, che per materia t’è aperta,

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puote ben esser tal, che non si falla

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se con altra materia si converta.

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Ma non trasmuti carco a la sua spalla

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per suo arbitrio alcun, sanza la volta

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e de la chiave bianca e de la gialla;

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e ogne permutanza credi stolta,

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se la cosa dimessa in la sorpresa

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come ’l quattro nel sei non è raccolta.

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Però qualunque cosa tanto pesa

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per suo valor che tragga ogne bilancia,

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sodisfar non si può con altra spesa.

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Non prendan li mortali il voto a ciancia;

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siate fedeli, e a ciò far non bieci,

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come Ieptè a la sua prima mancia;

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cui più si convenia dicer ‘Mal feci’,

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che, servando, far peggio; e così stolto

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ritrovar puoi il gran duca de’ Greci,

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onde pianse Efigènia il suo bel volto,

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e fé pianger di sé i folli e i savi

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ch’udir parlar di così fatto cólto.

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Siate, Cristiani, a muovervi più gravi:

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non siate come penna ad ogne vento,

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e non crediate ch’ogne acqua vi lavi.

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Avete il novo e ’l vecchio Testamento,

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e ’l pastor de la Chiesa che vi guida;

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questo vi basti a vostro salvamento.

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Se mala cupidigia altro vi grida,

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uomini siate, e non pecore matte,

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sì che ’l Giudeo di voi tra voi non rida!

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Non fate com’ agnel che lascia il latte

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de la sua madre, e semplice e lascivo

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seco medesmo a suo piacer combatte!».

84

Così Beatrice a me com’ ïo scrivo;

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poi si rivolse tutta disïante

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a quella parte ove ’l mondo è più vivo.

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Lo suo tacere e ’l trasmutar sembiante

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puoser silenzio al mio cupido ingegno,

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che già nuove questioni avea davante;

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e sì come saetta che nel segno

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percuote pria che sia la corda queta,

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così corremmo nel secondo regno.

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Quivi la donna mia vid’ io sì lieta,

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come nel lume di quel ciel si mise,

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che più lucente se ne fé ’l pianeta.

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E se la stella si cambiò e rise,

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qual mi fec’ io che pur da mia natura

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trasmutabile son per tutte guise!

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Come ’n peschiera ch’è tranquilla e pura

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traggonsi i pesci a ciò che vien di fori

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per modo che lo stimin lor pastura,

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sì vid’ io ben più di mille splendori

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trarsi ver’ noi, e in ciascun s’udia:

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«Ecco chi crescerà li nostri amori».

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E sì come ciascuno a noi venìa,

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vedeasi l’ombra piena di letizia

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nel folgór chiaro che di lei uscia.

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Pensa, lettor, se quel che qui s’inizia

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non procedesse, come tu avresti

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di più savere angosciosa carizia;

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e per te vederai come da questi

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m’era in disio d’udir lor condizioni,

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sì come a li occhi mi fur manifesti.

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«O bene nato a cui veder li troni

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del trïunfo etternal concede grazia

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prima che la milizia s’abbandoni,

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del lume che per tutto il ciel si spazia

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noi semo accesi; e però, se disii

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di noi chiarirti, a tuo piacer ti sazia».

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Così da un di quelli spirti pii

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detto mi fu; e da Beatrice: «Dì, dì

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sicuramente, e credi come a dii».

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«Io veggio ben sì come tu t’annidi

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nel proprio lume, e che de li occhi il traggi,

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perch’ e’ corusca sì come tu ridi;

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ma non so chi tu se’, né perché aggi,

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anima degna, il grado de la spera

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che si vela a’ mortai con altrui raggi».

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Questo diss’ io diritto a la lumera

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che pria m’avea parlato; ond’ ella fessi

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lucente più assai di quel ch’ell’ era.

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Sì come il sol che si cela elli stessi

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per troppa luce, come ’l caldo ha róse

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le temperanze d’i vapori spessi,

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per più letizia sì mi si nascose

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dentro al suo raggio la figura santa;

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e così chiusa chiusa mi rispuose

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nel modo che ’l seguente canto canta.

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