诗歌导读
我们身在何处
但丁仍在第七天,位于双子座之下,在与彼得·达米安的相遇之后。被环绕着阶梯旋转的灵魂们的呼喊所惊,朝圣者转向他的引导者,如同受惊的孩子寻找母亲。贝雅特丽齐安抚他,邀他观看其他光焰。全章将以他沿阶梯极为迅速的上升,以及俯瞰宇宙的目光作结。
我们遇见谁
合唱团中最明亮的火焰上前:那是圣本笃,他讲述自己如何在卡西诺山上首先传扬基督之名,并使当地民众皈依。在他周围旋转着其他静修者的火焰,其中有马卡里乌斯与罗穆阿尔德。本笃以他修会立法者的身份发言,并作为谴责修道院——如今沦为满是贪欲的洞穴——的衰败之声。
期待什么
在与本笃的对话之后,旅程加速:贝雅特丽齐以一个示意将但丁推上阶梯,比任何地上的运动都要迅疾。等待他的是对七颗行星与地球的总体俯瞰,在那最后一重天之前。这是一个为最高视象作准备的过渡,并许诺看见灵魂显露真容的渴望,唯有在天堂才能实现。
Oppresso di stupore, a la mia guida
1mi volsi, come parvol che ricorre
2sempre colà dove più si confida;
3e quella, come madre che soccorre
4sùbito al figlio palido e anelo
5con la sua voce, che ’l suol ben disporre,
6mi disse: «Non sai tu che tu se’ in cielo?
7e non sai tu che ’l cielo è tutto santo,
8e ciò che ci si fa vien da buon zelo?
9Come t’avrebbe trasmutato il canto,
10e io ridendo, mo pensar lo puoi,
11poscia che ’l grido t’ha mosso cotanto;
12nel qual, se ’nteso avessi i prieghi suoi,
13già ti sarebbe nota la vendetta
14che tu vedrai innanzi che tu muoi.
15La spada di qua sù non taglia in fretta
16né tardo, ma’ ch’al parer di colui
17che disïando o temendo l’aspetta.
18Ma rivolgiti omai inverso altrui;
19ch’assai illustri spiriti vedrai,
20se com’ io dico l’aspetto redui».
21Come a lei piacque, li occhi ritornai,
22e vidi cento sperule che ’nsieme
23più s’abbellivan con mutüi rai.
24Io stava come quei che ’n sé repreme
25la punta del disio, e non s’attenta
26di domandar, sì del troppo si teme;
27e la maggiore e la più luculenta
28di quelle margherite innanzi fessi,
29per far di sé la mia voglia contenta.
30Poi dentro a lei udi’: «Se tu vedessi
31com’ io la carità che tra noi arde,
32li tuoi concetti sarebbero espressi.
33Ma perché tu, aspettando, non tarde
34a l’alto fine, io ti farò risposta
35pur al pensier, da che sì ti riguarde.
36Quel monte a cui Cassino è ne la costa
37fu frequentato già in su la cima
38da la gente ingannata e mal disposta;
39e quel son io che sù vi portai prima
40lo nome di colui che ’n terra addusse
41la verità che tanto ci soblima;
42e tanta grazia sopra me relusse,
43ch’io ritrassi le ville circunstanti
44da l’empio cólto che ’l mondo sedusse.
45Questi altri fuochi tutti contemplanti
46uomini fuoro, accesi di quel caldo
47che fa nascere i fiori e ’ frutti santi.
48Qui è Maccario, qui è Romoaldo,
49qui son li frati miei che dentro ai chiostri
50fermar li piedi e tennero il cor saldo».
51E io a lui: «L’affetto che dimostri
52meco parlando, e la buona sembianza
53ch’io veggio e noto in tutti li ardor vostri,
54così m’ha dilatata mia fidanza,
55come ’l sol fa la rosa quando aperta
56tanto divien quant’ ell’ ha di possanza.
57Però ti priego, e tu, padre, m’accerta
58s’io posso prender tanta grazia, ch’io
59ti veggia con imagine scoverta».
60Ond’ elli: «Frate, il tuo alto disio
61s’adempierà in su l’ultima spera,
62ove s’adempion tutti li altri e ’l mio.
63Ivi è perfetta, matura e intera
64ciascuna disïanza; in quella sola
65è ogne parte là ove sempr’ era,
66perché non è in loco e non s’impola;
67e nostra scala infino ad essa varca,
68onde così dal viso ti s’invola.
69Infin là sù la vide il patriarca
70Iacobbe porger la superna parte,
71quando li apparve d’angeli sì carca.
72Ma, per salirla, mo nessun diparte
73da terra i piedi, e la regola mia
74rimasa è per danno de le carte.
75Le mura che solieno esser badia
76fatte sono spelonche, e le cocolle
77sacca son piene di farina ria.
78Ma grave usura tanto non si tolle
79contra ’l piacer di Dio, quanto quel frutto
80che fa il cor de’ monaci sì folle;
81ché quantunque la Chiesa guarda, tutto
82è de la gente che per Dio dimanda;
83non di parenti né d’altro più brutto.
84La carne d’i mortali è tanto blanda,
85che giù non basta buon cominciamento
86dal nascer de la quercia al far la ghianda.
87Pier cominciò sanz’ oro e sanz’ argento,
88e io con orazione e con digiuno,
89e Francesco umilmente il suo convento;
90e se guardi ’l principio di ciascuno,
91poscia riguardi là dov’ è trascorso,
92tu vederai del bianco fatto bruno.
93Veramente Iordan vòlto retrorso
94più fu, e ’l mar fuggir, quando Dio volse,
95mirabile a veder che qui ’l soccorso».
96Così mi disse, e indi si raccolse
97al suo collegio, e ’l collegio si strinse;
98poi, come turbo, in sù tutto s’avvolse.
99La dolce donna dietro a lor mi pinse
100con un sol cenno su per quella scala,
101sì sua virtù la mia natura vinse;
102né mai qua giù dove si monta e cala
103naturalmente, fu sì ratto moto
104ch’agguagliar si potesse a la mia ala.
105S’io torni mai, lettore, a quel divoto
106trïunfo per lo quale io piango spesso
107le mie peccata e ’l petto mi percuoto,
108tu non avresti in tanto tratto e messo
109nel foco il dito, in quant’ io vidi ’l segno
110che segue il Tauro e fui dentro da esso.
111O glorïose stelle, o lume pregno
112di gran virtù, dal quale io riconosco
113tutto, qual che si sia, il mio ingegno,
114con voi nasceva e s’ascondeva vosco
115quelli ch’è padre d’ogne mortal vita,
116quand’ io senti’ di prima l’aere tosco;
117e poi, quando mi fu grazia largita
118d’entrar ne l’alta rota che vi gira,
119la vostra regïon mi fu sortita.
120A voi divotamente ora sospira
121l’anima mia, per acquistar virtute
122al passo forte che a sé la tira.
123«Tu se’ sì presso a l’ultima salute»,
124cominciò Bëatrice, «che tu dei
125aver le luci tue chiare e acute;
126e però, prima che tu più t’inlei,
127rimira in giù, e vedi quanto mondo
128sotto li piedi già esser ti fei;
129sì che ’l tuo cor, quantunque può, giocondo
130s’appresenti a la turba trïunfante
131che lieta vien per questo etera tondo».
132Col viso ritornai per tutte quante
133le sette spere, e vidi questo globo
134tal, ch’io sorrisi del suo vil sembiante;
135e quel consiglio per migliore approbo
136che l’ha per meno; e chi ad altro pensa
137chiamar si puote veramente probo.
138Vidi la figlia di Latona incensa
139sanza quell’ ombra che mi fu cagione
140per che già la credetti rara e densa.
141L’aspetto del tuo nato, Iperïone,
142quivi sostenni, e vidi com’ si move
143circa e vicino a lui Maia e Dïone.
144Quindi m’apparve il temperar di Giove
145tra ’l padre e ’l figlio; e quindi mi fu chiaro
146il varïar che fanno di lor dove;
147e tutti e sette mi si dimostraro
148quanto son grandi e quanto son veloci
149e come sono in distante riparo.
150L’aiuola che ci fa tanto feroci,
151volgendom’ io con li etterni Gemelli,
152tutta m’apparve da’ colli a le foci;
153poscia rivolsi li occhi a li occhi belli.
154https://divinacommediaonline.it/zh/tiantang/canto-22