诗歌导读 我们身在何处 Il viaggio è giunto nel Paradiso. Dante e Beatrice si trovano nel Cielo del Fuoco, la sfera più vicina alla Terra. Dante crede ancora di essere sulla montagna del Purgatorio e prova smarrimento. Beatrice interviene subito per chiarirgli dove si trova e perché il suo volo verso l'alto non è un miracolo, ma il compiersi di un ordine naturale.
我们遇见谁 Beatrice torna come guida, dopo essere apparsa nell'Antipurgatorio. In questo canto non racconta la sua storia: spiega a Dante l'ordine del creato, il principio per cui ogni natura tende al proprio fine e perché l'uomo può salire verso Dio. La sua parola è ora pensiero filosofico, non sentimento.
期待什么 Dopo questo chiarimento, il viaggio entrerà nel Cielo della Luna e proseguirà di sfera in sfera, con nuovi incontri di beati e nuove domande. Resta aperta la prova più grande: quanto a lungo l'intelletto umano potrà reggere una luce e una verità sempre più intense.
La gloria di colui che tutto move
1 per l’universo penetra, e risplende
2 in una parte più e meno altrove.
3 Nel ciel che più de la sua luce prende
4 fu’ io, e vidi cose che ridire
5 né sa né può chi di là sù discende;
6 perché appressando sé al suo disire,
7 nostro intelletto si profonda tanto,
8 che dietro la memoria non può ire.
9 Veramente quant’ io del regno santo
10 ne la mia mente potei far tesoro,
11 sarà ora materia del mio canto.
12 O buono Appollo, a l’ultimo lavoro
13 fammi del tuo valor sì fatto vaso,
14 come dimandi a dar l’amato alloro.
15 Infino a qui l’un giogo di Parnaso
16 assai mi fu; ma or con amendue
17 m’è uopo intrar ne l’aringo rimaso.
18 Entra nel petto mio, e spira tue
19 sì come quando Marsïa traesti
20 de la vagina de le membra sue.
21 O divina virtù, se mi ti presti
22 tanto che l’ombra del beato regno
23 segnata nel mio capo io manifesti,
24 vedra’mi al piè del tuo diletto legno
25 venire, e coronarmi de le foglie
26 che la materia e tu mi farai degno.
27 Sì rade volte, padre, se ne coglie
28 per trïunfare o cesare o poeta,
29 colpa e vergogna de l’umane voglie,
30 che parturir letizia in su la lieta
31 delfica deïtà dovria la fronda
32 peneia, quando alcun di sé asseta.
33 Poca favilla gran fiamma seconda:
34 forse di retro a me con miglior voci
35 si pregherà perché Cirra risponda.
36 Surge ai mortali per diverse foci
37 la lucerna del mondo; ma da quella
38 che quattro cerchi giugne con tre croci,
39 con miglior corso e con migliore stella
40 esce congiunta, e la mondana cera
41 più a suo modo tempera e suggella.
42 Fatto avea di là mane e di qua sera
43 tal foce, e quasi tutto era là bianco
44 quello emisperio, e l’altra parte nera,
45 quando Beatrice in sul sinistro fianco
46 vidi rivolta e riguardar nel sole:
47 aguglia sì non li s’affisse unquanco.
48 那个地平线上的点已经把早晨带到了这边,把傍晚带到了那边,几乎整个半球都被照亮,另一半则一片漆黑,就在这时,我看见碧翠丝转向左侧,凝视着太阳:即使雄鹰也从未如此专注地注视过它。 · 第 43-48 行
E sì come secondo raggio suole
49 uscir del primo e risalire in suso,
50 pur come pelegrin che tornar vuole,
51 così de l’atto suo, per li occhi infuso
52 ne l’imagine mia, il mio si fece,
53 e fissi li occhi al sole oltre nostr’ uso.
54 就像一道光芒通常从第一道光线中升起,向着上方回返,正如想要归去的朝圣者一般;她的目光就这样穿过我的眼睛,化为了我的目光,我便以超出我们寻常能力的力量直视着太阳。 · 第 49-54 行
Molto è licito là, che qui non lece
55 a le nostre virtù, mercé del loco
56 fatto per proprio de l’umana spece.
57 Io nol soffersi molto, né sì poco,
58 ch’io nol vedessi sfavillar dintorno,
59 com’ ferro che bogliente esce del foco;
60 e di sùbito parve giorno a giorno
61 essere aggiunto, come quei che puote
62 avesse il ciel d’un altro sole addorno.
63 我没有坚持很久,也没有只坚持片刻,因为我看见太阳周身闪耀起来,就像烧红的铁从炉火中取出;忽然之间,仿佛另一重白昼已被叠加到原来那一天之上,好像有人有能力在天穹之上再添一轮太阳。 · 第 58-63 行
Beatrice tutta ne l’etterne rote
64 fissa con li occhi stava; e io in lei
65 le luci fissi, di là sù rimote.
66 Nel suo aspetto tal dentro mi fei,
67 qual si fé Glauco nel gustar de l’erba
68 che ’l fé consorto in mar de li altri dèi.
69 碧翠丝始终凝神注视着那永恒的诸轮,而我则把目光固定在她身上,远离了那片高天。看着她的容颜,我的内心发生了变化,就像格劳科斯尝下那株草之后,在海中与其他神灵同列一般。 · 第 64-69 行
Trasumanar significar per verba
70 non si poria; però l’essemplo basti
71 a cui esperïenza grazia serba.
72 S’i’ era sol di me quel che creasti
73 novellamente, amor che ’l ciel governi,
74 tu ’l sai, che col tuo lume mi levasti.
75 Quando la rota che tu sempiterni
76 desiderato, a sé mi fece atteso
77 con l’armonia che temperi e discerni,
78 parvemi tanto allor del cielo acceso
79 de la fiamma del sol, che pioggia o fiume
80 lago non fece alcun tanto disteso.
81 La novità del suono e ’l grande lume
82 di lor cagion m’accesero un disio
83 mai non sentito di cotanto acume.
84 Ond’ ella, che vedea me sì com’ io,
85 a quïetarmi l’animo commosso,
86 pria ch’io a dimandar, la bocca aprio
87 e cominciò: «Tu stesso ti fai grosso
88 col falso imaginar, sì che non vedi
89 ciò che vedresti se l’avessi scosso.
90 Tu non se’ in terra, sì come tu credi;
91 ma folgore, fuggendo il proprio sito,
92 non corse come tu ch’ad esso riedi».
93 S’io fui del primo dubbio disvestito
94 per le sorrise parolette brevi,
95 dentro ad un nuovo più fu’ inretito
96 e dissi: «Già contento requïevi
97 di grande ammirazion; ma ora ammiro
98 com’ io trascenda questi corpi levi».
99 Ond’ ella, appresso d’un pïo sospiro,
100 li occhi drizzò ver’ me con quel sembiante
101 che madre fa sovra figlio deliro,
102 e cominciò: «Le cose tutte quante
103 hanno ordine tra loro, e questo è forma
104 che l’universo a Dio fa simigliante.
105 Qui veggion l’alte creature l’orma
106 de l’etterno valore, il qual è fine
107 al quale è fatta la toccata norma.
108 Ne l’ordine ch’io dico sono accline
109 tutte nature, per diverse sorti,
110 più al principio loro e men vicine;
111 onde si muovono a diversi porti
112 per lo gran mar de l’essere, e ciascuna
113 con istinto a lei dato che la porti.
114 Questi ne porta il foco inver’ la luna;
115 questi ne’ cor mortali è permotore;
116 questi la terra in sé stringe e aduna;
117 né pur le creature che son fore
118 d’intelligenza quest’ arco saetta,
119 ma quelle c’hanno intelletto e amore.
120 La provedenza, che cotanto assetta,
121 del suo lume fa ’l ciel sempre quïeto
122 nel qual si volge quel c’ha maggior fretta;
123 e ora lì, come a sito decreto,
124 cen porta la virtù di quella corda
125 che ciò che scocca drizza in segno lieto.
126 Vero è che, come forma non s’accorda
127 molte fïate a l’intenzion de l’arte,
128 perch’ a risponder la materia è sorda,
129 così da questo corso si diparte
130 talor la creatura, c’ha podere
131 di piegar, così pinta, in altra parte;
132 e sì come veder si può cadere
133 foco di nube, sì l’impeto primo
134 l’atterra torto da falso piacere.
135 Non dei più ammirar, se bene stimo,
136 lo tuo salir, se non come d’un rivo
137 se d’alto monte scende giuso ad imo.
138 Maraviglia sarebbe in te se, privo
139 d’impedimento, giù ti fossi assiso,
140 com’ a terra quïete in foco vivo».
141 Quinci rivolse inver’ lo cielo il viso.
142 https://divinacommediaonline.it/zh/tiantang/canto-1