诗歌导读
我们身在何处
队伍沿着第七层环圈前行,夹在沿岩壁流动的火焰与悬崖的虚空之间。阳光从西边照来,但丁活着的身体所投下的影子落在火上,吸引了亡灵的注意。两支队伍在这一段交错而过:一支停下来发问,另一支则边走边呼喊纵欲的范例——一支喊出所多玛与蛾摩拉,另一支则提及帕西法厄与公牛,前者代表鸡奸之罪,后者代表雌雄同体之罪(违逆自然之淫欲的另一种形态)。
我们遇见谁
诗人圭多·圭尼泽利表明身份,并请但丁为他祈祷;随后他指向普罗旺斯诗人阿尔诺·丹尼尔,后者用自己的语言说话,随即消失在火中。维吉尔不发一言,沉默地观察,而但丁在得知这位“诗父”的真相时情绪激动。
期待什么
这次相遇之后,环圈的最后一段仍在火焰与风中延续,下一站是通往地上乐园的阶梯。但丁将如何把这些声音的重量带入尘世,以及他在阿尔诺沉默之前说出的最后一句话是什么,这一问题仍悬而未决。
Mentre che sì per l’orlo, uno innanzi altro,
1ce n’andavamo, e spesso il buon maestro
2diceami: «Guarda: giovi ch’io ti scaltro»;
3feriami il sole in su l’omero destro,
4che già, raggiando, tutto l’occidente
5mutava in bianco aspetto di cilestro;
6e io facea con l’ombra più rovente
7parer la fiamma; e pur a tanto indizio
8vidi molt’ ombre, andando, poner mente.
9Questa fu la cagion che diede inizio
10loro a parlar di me; e cominciarsi
11a dir: «Colui non par corpo fittizio»;
12poi verso me, quanto potëan farsi,
13certi si fero, sempre con riguardo
14di non uscir dove non fosser arsi.
15«O tu che vai, non per esser più tardo,
16ma forse reverente, a li altri dopo,
17rispondi a me che ’n sete e ’n foco ardo.
18Né solo a me la tua risposta è uopo;
19ché tutti questi n’hanno maggior sete
20che d’acqua fredda Indo o Etïopo.
21Dinne com’ è che fai di te parete
22al sol, pur come tu non fossi ancora
23di morte intrato dentro da la rete».
24Sì mi parlava un d’essi; e io mi fora
25già manifesto, s’io non fossi atteso
26ad altra novità ch’apparve allora;
27ché per lo mezzo del cammino acceso
28venne gente col viso incontro a questa,
29la qual mi fece a rimirar sospeso.
30Lì veggio d’ogne parte farsi presta
31ciascun’ ombra e basciarsi una con una
32sanza restar, contente a brieve festa;
33così per entro loro schiera bruna
34s’ammusa l’una con l’altra formica,
35forse a spïar lor via e lor fortuna.
36Tosto che parton l’accoglienza amica,
37prima che ’l primo passo lì trascorra,
38sopragridar ciascuna s’affatica:
39la nova gente: «Soddoma e Gomorra»;
40e l’altra: «Ne la vacca entra Pasife,
41perché ’l torello a sua lussuria corra».
42Poi, come grue ch’a le montagne Rife
43volasser parte, e parte inver’ l’arene,
44queste del gel, quelle del sole schife,
45l’una gente sen va, l’altra sen vene;
46e tornan, lagrimando, a’ primi canti
47e al gridar che più lor si convene;
48e raccostansi a me, come davanti,
49essi medesmi che m’avean pregato,
50attenti ad ascoltar ne’ lor sembianti.
51Io, che due volte avea visto lor grato,
52incominciai: «O anime sicure
53d’aver, quando che sia, di pace stato,
54non son rimase acerbe né mature
55le membra mie di là, ma son qui meco
56col sangue suo e con le sue giunture.
57Quinci sù vo per non esser più cieco;
58donna è di sopra che m’acquista grazia,
59per che ’l mortal per vostro mondo reco.
60Ma se la vostra maggior voglia sazia
61tosto divegna, sì che ’l ciel v’alberghi
62ch’è pien d’amore e più ampio si spazia,
63ditemi, acciò ch’ancor carte ne verghi,
64chi siete voi, e chi è quella turba
65che se ne va di retro a’ vostri terghi».
66Non altrimenti stupido si turba
67lo montanaro, e rimirando ammuta,
68quando rozzo e salvatico s’inurba,
69che ciascun’ ombra fece in sua paruta;
70ma poi che furon di stupore scarche,
71lo qual ne li alti cuor tosto s’attuta,
72«Beato te, che de le nostre marche»,
73ricominciò colei che pria m’inchiese,
74«per morir meglio, esperïenza imbarche!
75La gente che non vien con noi, offese
76di ciò per che già Cesar, trïunfando,
77“Regina” contra sé chiamar s’intese:
78però si parton “Soddoma” gridando,
79rimproverando a sé com’ hai udito,
80e aiutan l’arsura vergognando.
81Nostro peccato fu ermafrodito;
82ma perché non servammo umana legge,
83seguendo come bestie l’appetito,
84in obbrobrio di noi, per noi si legge,
85quando partinci, il nome di colei
86che s’imbestiò ne le ’mbestiate schegge.
87Or sai nostri atti e di che fummo rei:
88se forse a nome vuo’ saper chi semo,
89tempo non è di dire, e non saprei.
90Farotti ben di me volere scemo:
91son Guido Guinizzelli, e già mi purgo
92per ben dolermi prima ch’a lo stremo».
93Quali ne la tristizia di Ligurgo
94si fer due figli a riveder la madre,
95tal mi fec’ io, ma non a tanto insurgo,
96quand’ io odo nomar sé stesso il padre
97mio e de li altri miei miglior che mai
98rime d’amore usar dolci e leggiadre;
99e sanza udire e dir pensoso andai
100lunga fïata rimirando lui,
101né, per lo foco, in là più m’appressai.
102Poi che di riguardar pasciuto fui,
103tutto m’offersi pronto al suo servigio
104con l’affermar che fa credere altrui.
105Ed elli a me: «Tu lasci tal vestigio,
106per quel ch’i’ odo, in me, e tanto chiaro,
107che Letè nol può tòrre né far bigio.
108Ma se le tue parole or ver giuraro,
109dimmi che è cagion per che dimostri
110nel dire e nel guardar d’avermi caro».
111E io a lui: «Li dolci detti vostri,
112che, quanto durerà l’uso moderno,
113faranno cari ancora i loro incostri».
114«O frate», disse, «questi ch’io ti cerno
115col dito», e additò un spirto innanzi,
116«fu miglior fabbro del parlar materno.
117Versi d’amore e prose di romanzi
118soverchiò tutti; e lascia dir li stolti
119che quel di Lemosì credon ch’avanzi.
120A voce più ch’al ver drizzan li volti,
121e così ferman sua oppinïone
122prima ch’arte o ragion per lor s’ascolti.
123Così fer molti antichi di Guittone,
124di grido in grido pur lui dando pregio,
125fin che l’ha vinto il ver con più persone.
126Or se tu hai sì ampio privilegio,
127che licito ti sia l’andare al chiostro
128nel quale è Cristo abate del collegio,
129falli per me un dir d’un paternostro,
130quanto bisogna a noi di questo mondo,
131dove poter peccar non è più nostro».
132Poi, forse per dar luogo altrui secondo
133che presso avea, disparve per lo foco,
134come per l’acqua il pesce andando al fondo.
135Io mi fei al mostrato innanzi un poco,
136e dissi ch’al suo nome il mio disire
137apparecchiava grazïoso loco.
138El cominciò liberamente a dire:
139«Tan m’abellis vostre cortes deman,
140qu’ieu no me puesc ni voill a vos cobrire.
141Ieu sui Arnaut, que plor e vau cantan;
142consiros vei la passada folor,
143e vei jausen lo joi qu’esper, denan.
144Ara vos prec, per aquella valor
145que vos guida al som de l’escalina,
146sovenha vos a temps de ma dolor!».
147Poi s’ascose nel foco che li affina.
148https://divinacommediaonline.it/zh/lianyu/canto-26