诗歌导读 我们身在何处 Dante e Virgilio risalgono per le scale naturali della roccia e si affacciano dal ponte sull'ottava bolgia, dove ogni dannato è nascosto dentro una fiamma che avanza lungo il fosso. Lo spettacolo cambia del tutto: niente più corpi che si trasformano, ma fuochi che si muovono come lingue. Il rischio iniziale è la caduta nel vuoto: Dante si sporge per guardare e deve aggrapparsi a una roccia del ponte.
我们遇见谁 La fiamma bipartita che si avvicina contiene Ulisse e Diomede, legati insieme nella stessa pena per i loro inganni. Ulisse prende la parola e racconta come lasciò l'isola di Circe, spinsé i compagni a superare lo stretto dove Ercole pose i suoi segni e navigò verso l'oceano sconosciuto fino al naufragio. Virgilio parla per Dante perché i due Greci potrebbero rifiutare la voce di un italiano.
期待什么 Dopo il racconto di Ulisse Dante porta con sé l'immagine di una sete di conoscenza che corre oltre ogni limite e finisce nella rovina. La fiamma si allontana con Diomede senza che Dante possa rispondere. Il viaggio scende ora verso l'ultima bolgia, dove i traditori sono immersi nel ghiaccio.
Godi, Fiorenza, poi che se’ sì grande
1 che per mare e per terra batti l’ali,
2 e per lo ’nferno tuo nome si spande!
3 Tra li ladron trovai cinque cotali
4 tuoi cittadini onde mi ven vergogna,
5 e tu in grande orranza non ne sali.
6 Ma se presso al mattin del ver si sogna,
7 tu sentirai, di qua da picciol tempo,
8 di quel che Prato, non ch’altri, t’agogna.
9 E se già fosse, non saria per tempo.
10 Così foss’ ei, da che pur esser dee!
11 ché più mi graverà, com’ più m’attempo.
12 Noi ci partimmo, e su per le scalee
13 che n’avea fatto iborni a scender pria,
14 rimontò ’l duca mio e trasse mee;
15 e proseguendo la solinga via,
16 tra le schegge e tra ’ rocchi de lo scoglio
17 lo piè sanza la man non si spedia.
18 Allor mi dolsi, e ora mi ridoglio
19 quando drizzo la mente a ciò ch’io vidi,
20 e più lo ’ngegno affreno ch’i’ non soglio,
21 perché non corra che virtù nol guidi;
22 sì che, se stella bona o miglior cosa
23 m’ha dato ’l ben, ch’io stessi nol m’invidi.
24 Quante ’l villan ch’al poggio si riposa,
25 nel tempo che colui che ’l mondo schiara
26 la faccia sua a noi tien meno ascosa,
27 come la mosca cede a la zanzara,
28 vede lucciole giù per la vallea,
29 forse colà dov’ e’ vendemmia e ara:
30 di tante fiamme tutta risplendea
31 l’ottava bolgia, sì com’ io m’accorsi
32 tosto che fui là ’ve ’l fondo parea.
33 E qual colui che si vengiò con li orsi
34 vide ’l carro d’Elia al dipartire,
35 quando i cavalli al cielo erti levorsi,
36 che nol potea sì con li occhi seguire,
37 ch’el vedesse altro che la fiamma sola,
38 sì come nuvoletta, in sù salire:
39 tal si move ciascuna per la gola
40 del fosso, ché nessuna mostra ’l furto,
41 e ogne fiamma un peccatore invola.
42 Io stava sovra ’l ponte a veder surto,
43 sì che s’io non avessi un ronchion preso,
44 caduto sarei giù sanz’ esser urto.
45 我站在桥上,直起身子朝下望,以至于要不是我抓住了一块突出的岩石,即便没人推我,我也会掉下去。 · 第 43-45 行
E ’l duca che mi vide tanto atteso,
46 disse: «Dentro dai fuochi son li spirti;
47 catun si fascia di quel ch’elli è inceso».
48 «Maestro mio», rispuos’ io, «per udirti
49 son io più certo; ma già m’era avviso
50 che così fosse, e già voleva dirti:
51 chi è ’n quel foco che vien sì diviso
52 di sopra, che par surger de la pira
53 dov’ Eteòcle col fratel fu miso?».
54 我答道:「我的老师啊,听你一说,我更确信了;不过我先前已猜想是这样,正要告诉你:那正走来的火焰,顶上分成两股,仿佛从埃特奥克勒斯和他的兄弟共葬的那堆火上冒出来——那里面是谁?」 · 第 49-54 行
Rispuose a me: «Là dentro si martira
55 Ulisse e Dïomede, e così insieme
56 a la vendetta vanno come a l’ira;
57 e dentro da la lor fiamma si geme
58 l’agguato del caval che fé la porta
59 onde uscì de’ Romani il gentil seme.
60 Piangevisi entro l’arte per che, morta,
61 Deïdamìa ancor si duol d’Achille,
62 e del Palladio pena vi si porta».
63 他回答我:「那里面受刑的是尤利西斯和狄俄墨得斯,他们一同奔向复仇,像奔向愤怒一般;在那团火焰里,受苦的是打开那座门——罗马人高贵后裔由此而出——的木马的诡计。那里面还为那害死了狄达米亚,让她死后仍为阿基琉斯哀痛的计谋而受罚,也为帕拉迪乌姆而受刑。」 · 第 55-63 行
«S’ei posson dentro da quelle faville
64 parlar», diss’ io, «maestro, assai ten priego
65 e ripriego, che ’l priego vaglia mille,
66 che non mi facci de l’attender niego
67 fin che la fiamma cornuta qua vegna;
68 vedi che del disio ver’ lei mi piego!».
69 我说:「老师,如果他们能在那些火星里说话,我恳求你,再恳求你——愿我这恳求能值千金——请不要拒绝让我等候,等那分作两角的火焰来到此处;你看,我是多么渴望地向它倾身!」 · 第 64-69 行
Ed elli a me: «La tua preghiera è degna
70 di molta loda, e io però l’accetto;
71 ma fa che la tua lingua si sostegna.
72 Lascia parlare a me, ch’i’ ho concetto
73 ciò che tu vuoi; ch’ei sarebbero schivi,
74 perch’ e’ fuor greci, forse del tuo detto».
75 Poi che la fiamma fu venuta quivi
76 dove parve al mio duca tempo e loco,
77 in questa forma lui parlare audivi:
78 «O voi che siete due dentro ad un foco,
79 s’io meritai di voi mentre ch’io vissi,
80 s’io meritai di voi assai o poco
81 quando nel mondo li alti versi scrissi,
82 non vi movete; ma l’un di voi dica
83 dove, per lui, perduto a morir gissi».
84 Lo maggior corno de la fiamma antica
85 cominciò a crollarsi mormorando,
86 pur come quella cui vento affatica;
87 indi la cima qua e là menando,
88 come fosse la lingua che parlasse,
89 gittò voce di fuori e disse: «Quando
90 那团古老火焰中较大的那只角开始颤动,低声呜咽,就像被狂风折磨的火苗;接着,它把火尖左右摇晃,仿佛那就是正在说话的口舌,从里面发出声音说道:「当我」 · 第 85-90 行
mi diparti’ da Circe, che sottrasse
91 me più d’un anno là presso a Gaeta,
92 prima che sì Enëa la nomasse,
93 né dolcezza di figlio, né la pieta
94 del vecchio padre, né ’l debito amore
95 lo qual dovea Penelopè far lieta,
96 「离开喀耳刻的时候——她在加埃塔附近留住了我一年多,在埃内阿斯为她取名之前——无论是儿子的亲情,还是对年迈父亲的怜悯,或是本该使佩涅洛佩幸福的应尽之爱,都没能在我心中压倒」 · 第 91-96 行
vincer potero dentro a me l’ardore
97 ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto
98 e de li vizi umani e del valore;
99 ma misi me per l’alto mare aperto
100 sol con un legno e con quella compagna
101 picciola da la qual non fui diserto.
102 L’un lito e l’altro vidi infin la Spagna,
103 fin nel Morrocco, e l’isola d’i Sardi,
104 e l’altre che quel mare intorno bagna.
105 Io e ’ compagni eravam vecchi e tardi
106 quando venimmo a quella foce stretta
107 dov’ Ercule segnò li suoi riguardi
108 acciò che l’uom più oltre non si metta;
109 da la man destra mi lasciai Sibilia,
110 da l’altra già m’avea lasciata Setta.
111 “O frati”, dissi “che per cento milia
112 perigli siete giunti a l’occidente,
113 a questa tanto picciola vigilia
114 d’i nostri sensi ch’è del rimanente
115 non vogliate negar l’esperïenza,
116 di retro al sol, del mondo sanza gente.
117 Considerate la vostra semenza:
118 fatti non foste a viver come bruti,
119 ma per seguir virtute e canoscenza”.
120 Li miei compagni fec’ io sì aguti,
121 con questa orazion picciola, al cammino,
122 che a pena poscia li avrei ritenuti;
123 e volta nostra poppa nel mattino,
124 de’ remi facemmo ali al folle volo,
125 sempre acquistando dal lato mancino.
126 Tutte le stelle già de l’altro polo
127 vedea la notte, e ’l nostro tanto basso,
128 che non surgëa fuor del marin suolo.
129 Cinque volte racceso e tante casso
130 lo lume era di sotto da la luna,
131 poi che ’ntrati eravam ne l’alto passo,
132 quando n’apparve una montagna, bruna
133 per la distanza, e parvemi alta tanto
134 quanto veduta non avëa alcuna.
135 Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto;
136 ché de la nova terra un turbo nacque
137 e percosse del legno il primo canto.
138 Tre volte il fé girar con tutte l’acque;
139 a la quarta levar la poppa in suso
140 e la prora ire in giù, com’ altrui piacque,
141 infin che ’l mar fu sovra noi richiuso».
142 https://divinacommediaonline.it/zh/diyu/canto-26