← Canto XXI

地狱篇, 第二十二章

Canto XXIII →

纳瓦拉人的机诈与魔鬼们的混战

诗歌导读

我们身在何处

我们仍身处第八道沟渠——覆满滚沸沥青的受贿者之坑。但丁与维吉尔在十名马拉布兰奇的押送下沿沟缘前行,沟中受刑者仅露出沥青表面,宛如青蛙或海豚。起始的张力正是这种脆弱的平衡:维吉尔的引导弥足珍贵,但手持铁钩的武装押解随时可能爆发。

我们遇见谁

登场的是一位出生于纳瓦拉的行贿者,他是一名腐败贵族家仆之子,后成为泰巴尔多王的家臣;他以讥讽的口吻说话,并挑动魔鬼之间相互敌对。维吉尔在此不仅充当引导者,更是与受刑者对谈的提问者,从其口中获得加利乌拉修士(frate Gomita)与洛戈多罗的米歇尔·赞凯(Michel Zanche)的名字,此二人系以新功能被援引的另外两名受贿者。十名马拉布兰奇各以名号与姿态加以区分:格拉菲亚卡内、鲁比坎特、奇里亚托、利比科科、德拉吉尼亚佐、巴尔巴里恰、卡尼亚佐、阿利基诺、卡尔卡布里纳与法尔法雷洛。

期待什么

纳瓦拉人跃入沥青,阿利基诺与卡尔卡布里纳相继落进滚沸的液体之后,魔鬼的押送阵形随之瓦解。但丁与维吉尔被困在沟渠边缘,诗人担忧失去魔鬼作为屏障后将如何继续前行。下一章正以这一新生的困境开启。

阅读本篇

地狱篇 · 第二十二章
释义

Io vidi già cavalier muover campo,

1

e cominciare stormo e far lor mostra,

2

e talvolta partir per loro scampo;

3

corridor vidi per la terra vostra,

4

o Aretini, e vidi gir gualdane,

5

fedir torneamenti e correr giostra;

6

quando con trombe, e quando con campane,

7

con tamburi e con cenni di castella,

8

e con cose nostrali e con istrane;

9

né già con sì diversa cennamella

10

cavalier vidi muover né pedoni,

11

né nave a segno di terra o di stella.

12

Noi andavam con li diece demoni.

13

Ahi fiera compagnia! ma ne la chiesa

14

coi santi, e in taverna coi ghiottoni.

15

Pur a la pegola era la mia ’ntesa,

16

per veder de la bolgia ogne contegno

17

e de la gente ch’entro v’era incesa.

18

Come i dalfini, quando fanno segno

19

a’ marinar con l’arco de la schiena

20

che s’argomentin di campar lor legno,

21

talor così, ad alleggiar la pena,

22

mostrav’ alcun de’ peccatori ’l dosso

23

e nascondea in men che non balena.

24

E come a l’orlo de l’acqua d’un fosso

25

stanno i ranocchi pur col muso fuori,

26

sì che celano i piedi e l’altro grosso,

27

sì stavan d’ogne parte i peccatori;

28

ma come s’appressava Barbariccia,

29

così si ritraén sotto i bollori.

30

I’ vidi, e anco il cor me n’accapriccia,

31

uno aspettar così, com’ elli ’ncontra

32

ch’una rana rimane e l’altra spiccia;

33

e Graffiacan, che li era più di contra,

34

li arruncigliò le ’mpegolate chiome

35

e trassel sù, che mi parve una lontra.

36

I’ sapea già di tutti quanti ’l nome,

37

sì li notai quando fuorono eletti,

38

e poi ch’e’ si chiamaro, attesi come.

39

«O Rubicante, fa che tu li metti

40

li unghioni a dosso, sì che tu lo scuoi!»,

41

gridavan tutti insieme i maladetti.

42

E io: «Maestro mio, fa, se tu puoi,

43

che tu sappi chi è lo sciagurato

44

venuto a man de li avversari suoi».

45

Lo duca mio li s’accostò allato;

46

domandollo ond’ ei fosse, e quei rispuose:

47

«I’ fui del regno di Navarra nato.

48

Mia madre a servo d’un segnor mi puose,

49

che m’avea generato d’un ribaldo,

50

distruggitor di sé e di sue cose.

51

Poi fui famiglia del buon re Tebaldo;

52

quivi mi misi a far baratteria,

53

di ch’io rendo ragione in questo caldo».

54

E Cirïatto, a cui di bocca uscia

55

d’ogne parte una sanna come a porco,

56

li fé sentir come l’una sdruscia.

57

Tra male gatte era venuto ’l sorco;

58

ma Barbariccia il chiuse con le braccia

59

e disse: «State in là, mentr’ io lo ’nforco».

60

E al maestro mio volse la faccia;

61

«Domanda», disse, «ancor, se più disii

62

saper da lui, prima ch’altri ’l disfaccia».

63

Lo duca dunque: «Or dì: de li altri rii

64

conosci tu alcun che sia latino

65

sotto la pece?». E quelli: «I’ mi partii,

66

poco è, da un che fu di là vicino.

67

Così foss’ io ancor con lui coperto,

68

ch’i’ non temerei unghia né uncino!».

69

E Libicocco «Troppo avem sofferto»,

70

disse; e preseli ’l braccio col runciglio,

71

sì che, stracciando, ne portò un lacerto.

72

Draghignazzo anco i volle dar di piglio

73

giuso a le gambe; onde ’l decurio loro

74

si volse intorno intorno con mal piglio.

75

Quand’ elli un poco rappaciati fuoro,

76

a lui, ch’ancor mirava sua ferita,

77

domandò ’l duca mio sanza dimoro:

78

«Chi fu colui da cui mala partita

79

di’ che facesti per venire a proda?».

80

Ed ei rispuose: «Fu frate Gomita,

81

quel di Gallura, vasel d’ogne froda,

82

ch’ebbe i nemici di suo donno in mano,

83

e fé sì lor, che ciascun se ne loda.

84

Danar si tolse e lasciolli di piano,

85

sì com’ e’ dice; e ne li altri offici anche

86

barattier fu non picciol, ma sovrano.

87

Usa con esso donno Michel Zanche

88

di Logodoro; e a dir di Sardigna

89

le lingue lor non si sentono stanche.

90

Omè, vedete l’altro che digrigna;

91

i’ direi anche, ma i’ temo ch’ello

92

non s’apparecchi a grattarmi la tigna».

93

E ’l gran proposto, vòlto a Farfarello

94

che stralunava li occhi per fedire,

95

disse: «Fatti ’n costà, malvagio uccello!».

96

«Se voi volete vedere o udire»,

97

ricominciò lo spaürato appresso,

98

«Toschi o Lombardi, io ne farò venire;

99

ma stieno i Malebranche un poco in cesso,

100

sì ch’ei non teman de le lor vendette;

101

e io, seggendo in questo loco stesso,

102

per un ch’io son, ne farò venir sette

103

quand’ io suffolerò, com’ è nostro uso

104

di fare allor che fori alcun si mette».

105

Cagnazzo a cotal motto levò ’l muso,

106

crollando ’l capo, e disse: «Odi malizia

107

ch’elli ha pensata per gittarsi giuso!».

108

Ond’ ei, ch’avea lacciuoli a gran divizia,

109

rispuose: «Malizioso son io troppo,

110

quand’ io procuro a’ mia maggior trestizia».

111

Alichin non si tenne e, di rintoppo

112

a li altri, disse a lui: «Se tu ti cali,

113

io non ti verrò dietro di gualoppo,

114

ma batterò sovra la pece l’ali.

115

Lascisi ’l collo, e sia la ripa scudo,

116

a veder se tu sol più di noi vali».

117

O tu che leggi, udirai nuovo ludo:

118

ciascun da l’altra costa li occhi volse,

119

quel prima, ch’a ciò fare era più crudo.

120

Lo Navarrese ben suo tempo colse;

121

fermò le piante a terra, e in un punto

122

saltò e dal proposto lor si sciolse.

123

Di che ciascun di colpa fu compunto,

124

ma quei più che cagion fu del difetto;

125

però si mosse e gridò: «Tu se’ giunto!».

126

Ma poco i valse: ché l’ali al sospetto

127

non potero avanzar; quelli andò sotto,

128

e quei drizzò volando suso il petto:

129

non altrimenti l’anitra di botto,

130

quando ’l falcon s’appressa, giù s’attuffa,

131

ed ei ritorna sù crucciato e rotto.

132

Irato Calcabrina de la buffa,

133

volando dietro li tenne, invaghito

134

che quei campasse per aver la zuffa;

135

e come ’l barattier fu disparito,

136

così volse li artigli al suo compagno,

137

e fu con lui sopra ’l fosso ghermito.

138

Ma l’altro fu bene sparvier grifagno

139

ad artigliar ben lui, e amendue

140

cadder nel mezzo del bogliente stagno.

141

Lo caldo sghermitor sùbito fue;

142

ma però di levarsi era neente,

143

sì avieno inviscate l’ali sue.

144

Barbariccia, con li altri suoi dolente,

145

quattro ne fé volar da l’altra costa

146

con tutt’ i raffi, e assai prestamente

147

di qua, di là discesero a la posta;

148

porser li uncini verso li ’mpaniati,

149

ch’eran già cotti dentro da la crosta.

150

E noi lasciammo lor così ’mpacciati.

151