诗歌导读
我们身在何处
在人生的旅程中途,但丁发现自己置身于一片幽暗的森林,迷失了正途。他来到一座沐浴着阳光的小山脚下,但在试图攀登时,一只母豹、一头狮子,尤其是母狼将他逼退向低处。
我们遇见谁
维吉尔自报家门,说自己是曼图亚诗人、《埃涅阿斯纪》的作者——这部史诗讲述的是埃涅阿斯的故事——并成为但丁的向导。他是这位朝圣者所崇敬并追随的师长。三只野兽常被解读为道德上的阻碍:它们表明,仅凭意志不足以重新找到正途。
期待什么
所获得的援助改变了前行的方向:维吉尔宣布要下到受罚的灵魂中间,并穿越那些等候至福的灵魂。只有在此之后,但丁才能在一位更堪当的向导陪伴下上升。问题仍然在于如何摆脱那只曾将他击退的阻碍。
Nel mezzo del cammin di nostra vita
1mi ritrovai per una selva oscura,
2ché la diritta via era smarrita.
3Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
4esta selva selvaggia e aspra e forte
5che nel pensier rinova la paura!
6Tant’ è amara che poco è più morte;
7ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
8dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.
9Io non so ben ridir com’ i’ v’intrai,
10tant’ era pien di sonno a quel punto
11che la verace via abbandonai.
12Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto,
13là dove terminava quella valle
14che m’avea di paura il cor compunto,
15guardai in alto e vidi le sue spalle
16vestite già de’ raggi del pianeta
17che mena dritto altrui per ogne calle.
18Allor fu la paura un poco queta,
19che nel lago del cor m’era durata
20la notte ch’i’ passai con tanta pieta.
21E come quei che con lena affannata,
22uscito fuor del pelago a la riva,
23si volge a l’acqua perigliosa e guata,
24così l’animo mio, ch’ancor fuggiva,
25si volse a retro a rimirar lo passo
26che non lasciò già mai persona viva.
27Poi ch’èi posato un poco il corpo lasso,
28ripresi via per la piaggia diserta,
29sì che ’l piè fermo sempre era ’l più basso.
30Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta,
31una lonza leggera e presta molto,
32che di pel macolato era coverta;
33e non mi si partia dinanzi al volto,
34anzi ’mpediva tanto il mio cammino,
35ch’i’ fui per ritornar più volte vòlto.
36Temp’ era dal principio del mattino,
37e ’l sol montava ’n sù con quelle stelle
38ch’eran con lui quando l’amor divino
39mosse di prima quelle cose belle;
40sì ch’a bene sperar m’era cagione
41di quella fiera a la gaetta pelle
42l’ora del tempo e la dolce stagione;
43ma non sì che paura non mi desse
44la vista che m’apparve d’un leone.
45Questi parea che contra me venisse
46con la test’ alta e con rabbiosa fame,
47sì che parea che l’aere ne tremesse.
48Ed una lupa, che di tutte brame
49sembiava carca ne la sua magrezza,
50e molte genti fé già viver grame,
51questa mi porse tanto di gravezza
52con la paura ch’uscia di sua vista,
53ch’io perdei la speranza de l’altezza.
54E qual è quei che volontieri acquista,
55e giugne ’l tempo che perder lo face,
56che ’n tutti suoi pensier piange e s’attrista;
57tal mi fece la bestia sanza pace,
58che, venendomi ’ncontro, a poco a poco
59mi ripigneva là dove ’l sol tace.
60Mentre ch’i’ rovinava in basso loco,
61dinanzi a li occhi mi si fu offerto
62chi per lungo silenzio parea fioco.
63Quando vidi costui nel gran diserto,
64«Miserere di me», gridai a lui,
65«qual che tu sii, od ombra od omo certo!».
66Rispuosemi: «Non omo, omo già fui,
67e li parenti miei furon lombardi,
68mantoani per patrïa ambedui.
69Nacqui sub Iulio, ancor che fosse tardi,
70e vissi a Roma sotto ’l buono Augusto
71nel tempo de li dèi falsi e bugiardi.
72Poeta fui, e cantai di quel giusto
73figliuol d’Anchise che venne di Troia,
74poi che ’l superbo Ilïón fu combusto.
75Ma tu perché ritorni a tanta noia?
76perché non sali il dilettoso monte
77ch’è principio e cagion di tutta gioia?».
78«Or se’ tu quel Virgilio e quella fonte
79che spandi di parlar sì largo fiume?»,
80rispuos’ io lui con vergognosa fronte.
81«O de li altri poeti onore e lume,
82vagliami ’l lungo studio e ’l grande amore
83che m’ha fatto cercar lo tuo volume.
84Tu se’ lo mio maestro e ’l mio autore,
85tu se’ solo colui da cu’ io tolsi
86lo bello stilo che m’ha fatto onore.
87Vedi la bestia per cu’ io mi volsi;
88aiutami da lei, famoso saggio,
89ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi».
90«A te convien tenere altro vïaggio»,
91rispuose, poi che lagrimar mi vide,
92«se vuo’ campar d’esto loco selvaggio;
93ché questa bestia, per la qual tu gride,
94non lascia altrui passar per la sua via,
95ma tanto lo ’mpedisce che l’uccide;
96e ha natura sì malvagia e ria,
97che mai non empie la bramosa voglia,
98e dopo ’l pasto ha più fame che pria.
99Molti son li animali a cui s’ammoglia,
100e più saranno ancora, infin che ’l veltro
101verrà, che la farà morir con doglia.
102Questi non ciberà terra né peltro,
103ma sapïenza, amore e virtute,
104e sua nazion sarà tra feltro e feltro.
105Di quella umile Italia fia salute
106per cui morì la vergine Cammilla,
107Eurialo e Turno e Niso di ferute.
108Questi la caccerà per ogne villa,
109fin che l’avrà rimessa ne lo ’nferno,
110là onde ’nvidia prima dipartilla.
111Ond’ io per lo tuo me’ penso e discerno
112che tu mi segui, e io sarò tua guida,
113e trarrotti di qui per loco etterno;
114ove udirai le disperate strida,
115vedrai li antichi spiriti dolenti,
116ch’a la seconda morte ciascun grida;
117e vederai color che son contenti
118nel foco, perché speran di venire
119quando che sia a le beate genti.
120A le quai poi se tu vorrai salire,
121anima fia a ciò più di me degna:
122con lei ti lascerò nel mio partire;
123ché quello imperador che là sù regna,
124perch’ i’ fu’ ribellante a la sua legge,
125non vuol che ’n sua città per me si vegna.
126In tutte parti impera e quivi regge;
127quivi è la sua città e l’alto seggio:
128oh felice colui cu’ ivi elegge!».
129E io a lui: «Poeta, io ti richeggio
130per quello Dio che tu non conoscesti,
131acciò ch’io fugga questo male e peggio,
132che tu mi meni là dov’ or dicesti,
133sì ch’io veggia la porta di san Pietro
134e color cui tu fai cotanto mesti».
135Allor si mosse, e io li tenni dietro.
136https://divinacommediaonline.it/zh/diyu/canto-1