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地狱篇, 地狱篇·第十一歌

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地狱的道德地图

诗歌导读

我们身在何处

我们站在第七圈的边缘,岩岸向下倾斜。从深处涌上来的恶臭猛烈至极,维吉尔于是提议在一座巨大的墓穴旁稍作停留,让嗅觉慢慢适应。这一停顿并非休憩,而是立刻转化为一堂关于地狱结构的详尽讲解。

我们遇见谁

在这里我们并不会遇到新的亡魂:那块刻着铭文的教皇阿纳斯塔修斯二世之墓,只是一个停留之处。维吉尔在此扮演教师的角色,作了长篇讲授。但丁并不只是被动倾听:他主动追问,分清自己的问题,并对所闻加以思辨。

期待什么

经过此歌之后,向下的旅程将不再神秘,因为每一环都已有了名目与缘由。然而仍留有一个未解的疑问:那些在冥河沼泽中受罚的愤怒者与贪色者,既然上帝似乎对他们震怒,为何未在火红的城内受刑?老师随后将解开这一谜题,由此引出通往第七圈的下一段路。

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地狱篇 · 地狱篇·第十一歌
释义Nota editoriale: contenuto soggetto a verifica.

In su l’estremità d’un’alta ripa

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che facevan gran pietre rotte in cerchio,

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venimmo sopra più crudele stipa;

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e quivi, per l’orribile soperchio

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del puzzo che ’l profondo abisso gitta,

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ci raccostammo, in dietro, ad un coperchio

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d’un grand’ avello, ov’ io vidi una scritta

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che dicea: ‘Anastasio papa guardo,

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lo qual trasse Fotin de la via dritta’.

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«Lo nostro scender conviene esser tardo,

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sì che s’ausi un poco in prima il senso

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al tristo fiato; e poi no i fia riguardo».

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Così ’l maestro; e io «Alcun compenso»,

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dissi lui, «trova che ’l tempo non passi

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perduto». Ed elli: «Vedi ch’a ciò penso».

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«Figliuol mio, dentro da cotesti sassi»,

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cominciò poi a dir, «son tre cerchietti

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di grado in grado, come que’ che lassi.

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Tutti son pien di spirti maladetti;

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ma perché poi ti basti pur la vista,

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intendi come e perché son costretti.

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D’ogne malizia, ch’odio in cielo acquista,

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ingiuria è ’l fine, ed ogne fin cotale

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o con forza o con frode altrui contrista.

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Ma perché frode è de l’uom proprio male,

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più spiace a Dio; e però stan di sotto

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li frodolenti, e più dolor li assale.

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Di vïolenti il primo cerchio è tutto;

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ma perché si fa forza a tre persone,

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in tre gironi è distinto e costrutto.

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A Dio, a sé, al prossimo si pòne

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far forza, dico in loro e in lor cose,

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come udirai con aperta ragione.

33

Morte per forza e ferute dogliose

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nel prossimo si danno, e nel suo avere

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ruine, incendi e tollette dannose;

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onde omicide e ciascun che mal fiere,

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guastatori e predon, tutti tormenta

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lo giron primo per diverse schiere.

39

Puote omo avere in sé man vïolenta

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e ne’ suoi beni; e però nel secondo

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giron convien che sanza pro si penta

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qualunque priva sé del vostro mondo,

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biscazza e fonde la sua facultade,

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e piange là dov’ esser de’ giocondo.

45

Puossi far forza ne la deïtade,

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col cor negando e bestemmiando quella,

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e spregiando natura e sua bontade;

48

e però lo minor giron suggella

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del segno suo e Soddoma e Caorsa

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e chi, spregiando Dio col cor, favella.

51

La frode, ond’ ogne coscïenza è morsa,

52

può l’omo usare in colui che ’n lui fida

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e in quel che fidanza non imborsa.

54

Questo modo di retro par ch’incida

55

pur lo vinco d’amor che fa natura;

56

onde nel cerchio secondo s’annida

57

ipocresia, lusinghe e chi affattura,

58

falsità, ladroneccio e simonia,

59

ruffian, baratti e simile lordura.

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Per l’altro modo quell’ amor s’oblia

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che fa natura, e quel ch’è poi aggiunto,

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di che la fede spezïal si cria;

63

onde nel cerchio minore, ov’ è ’l punto

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de l’universo in su che Dite siede,

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qualunque trade in etterno è consunto».

66

E io: «Maestro, assai chiara procede

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la tua ragione, e assai ben distingue

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questo baràtro e ’l popol ch’e’ possiede.

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Ma dimmi: quei de la palude pingue,

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che mena il vento, e che batte la pioggia,

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e che s’incontran con sì aspre lingue,

72

perché non dentro da la città roggia

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sono ei puniti, se Dio li ha in ira?

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e se non li ha, perché sono a tal foggia?».

75

Ed elli a me «Perché tanto delira»,

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disse, «lo ’ngegno tuo da quel che sòle?

77

o ver la mente dove altrove mira?

78

Non ti rimembra di quelle parole

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con le quai la tua Etica pertratta

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le tre disposizion che ’l ciel non vole,

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incontenenza, malizia e la matta

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bestialitade? e come incontenenza

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men Dio offende e men biasimo accatta?

84

Se tu riguardi ben questa sentenza,

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e rechiti a la mente chi son quelli

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che sù di fuor sostegnon penitenza,

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tu vedrai ben perché da questi felli

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sien dipartiti, e perché men crucciata

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la divina vendetta li martelli».

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«O sol che sani ogne vista turbata,

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tu mi contenti sì quando tu solvi,

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che, non men che saver, dubbiar m’aggrata.

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Ancora in dietro un poco ti rivolvi»,

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diss’ io, «là dove di’ ch’usura offende

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la divina bontade, e ’l groppo solvi».

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«Filosofia», mi disse, «a chi la ’ntende,

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nota, non pure in una sola parte,

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come natura lo suo corso prende

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dal divino ’ntelletto e da sua arte;

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e se tu ben la tua Fisica note,

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tu troverai, non dopo molte carte,

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che l’arte vostra quella, quanto pote,

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segue, come ’l maestro fa ’l discente;

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sì che vostr’ arte a Dio quasi è nepote.

105

Da queste due, se tu ti rechi a mente

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lo Genesì dal principio, convene

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prender sua vita e avanzar la gente;

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e perché l’usuriere altra via tene,

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per sé natura e per la sua seguace

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dispregia, poi ch’in altro pon la spene.

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Ma seguimi oramai che ’l gir mi piace;

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ché i Pesci guizzan su per l’orizzonta,

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e ’l Carro tutto sovra ’l Coro giace,

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e ’l balzo via là oltra si dismonta».

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