Guida al canto Dove siamo Siamo in cima al Purgatorio, davanti al carro della Chiesa dove si era conclusa la processione. Beatrice incalza Dante con domande precise e il pellegrino fatica a rispondere, tanto è il peso della colpa. Qui inizia la confessione che Beatrice aveva preannunciato nel canto precedente.
Chi incontriamo Beatrice accusa Dante, indica i falsi piaceri che lo hanno distolto e lo spinge ad alzare lo sguardo. Poi entra in scena la bella donna del fiume (identificata poi come Matelda nel canto XXXIII), che lo immerge nel fiume Lete; lo affida quindi alle quattro ninfe delle virtù cardinali, che lo conducono davanti al grifone, la doppia fiera una sola persona in due nature.
Cosa aspettarsi Dopo il lavacro nel Lete Dante sarà pronto a sostenere lo sguardo di Beatrice, segno che la memoria del peccato comincia a cancellarsi. Resta aperta la domanda su quale sarà il passo successivo, ora che la coscienza è lavata e la visione del grifone si è fissata nei suoi occhi.
«O tu che se’ di là dal fiume sacro»,
1 volgendo suo parlare a me per punta,
2 che pur per taglio m’era paruto acro,
3 ricominciò, seguendo sanza cunta,
4 «dì, dì se questo è vero: a tanta accusa
5 tua confession conviene esser congiunta».
6 Era la mia virtù tanto confusa,
7 che la voce si mosse, e pria si spense
8 che da li organi suoi fosse dischiusa.
9 Senza esitare riprese: «Dimmi, dimmi se è vero: a un'accusa così grave la tua confessione deve accompagnarsi». La mia capacità di reagire era così sconvolta che la voce si mosse, e si spense prima ancora di poter uscire dalle labbra. · Versi 4-9
Poco sofferse; poi disse: «Che pense?
10 Rispondi a me; ché le memorie triste
11 in te non sono ancor da l’acqua offense».
12 Confusione e paura insieme miste
13 mi pinsero un tal «sì» fuor de la bocca,
14 al quale intender fuor mestier le viste.
15 Come balestro frange, quando scocca
16 da troppa tesa, la sua corda e l’arco,
17 e con men foga l’asta il segno tocca,
18 sì scoppia’ io sottesso grave carco,
19 fuori sgorgando lagrime e sospiri,
20 e la voce allentò per lo suo varco.
21 Come una balestra si spezza, quando la corda e l'arco sono troppo tesi nello scoccare, e la freccia arriva al bersaglio con meno slancio, così io scoppiai sotto quel peso enorme, facendo sgorgare lacrime e sospiri, e la voce riuscì a fatica a passarmi per la gola. · Versi 16-21
Ond’ ella a me: «Per entro i mie’ disiri,
22 che ti menavano ad amar lo bene
23 di là dal qual non è a che s’aspiri,
24 quai fossi attraversati o quai catene
25 trovasti, per che del passare innanzi
26 dovessiti così spogliar la spene?
27 E quali agevolezze o quali avanzi
28 ne la fronte de li altri si mostraro,
29 per che dovessi lor passeggiare anzi?».
30 «Dentro i miei desideri, che ti spingevano ad amare il bene oltre il quale non c'è nulla a cui aspirare, quali fossi o quali catene hai incontrato, che ti hanno fatto perdere la speranza di andare avanti? E quali piaceri o quali vantaggi ti mostrarono il volto delle altre, da spingerti a camminare davanti a loro?». · Versi 22-30
Dopo la tratta d’un sospiro amaro,
31 a pena ebbi la voce che rispuose,
32 e le labbra a fatica la formaro.
33 Piangendo dissi: «Le presenti cose
34 col falso lor piacer volser miei passi,
35 tosto che ’l vostro viso si nascose».
36 Piangendo dissi: «Le cose di questo mondo, con il loro ingannevole piacere, deviarono i miei passi, appena il vostro volto scomparve dalla mia vista». · Versi 34-36
Ed ella: «Se tacessi o se negassi
37 ciò che confessi, non fora men nota
38 la colpa tua: da tal giudice sassi!
39 Ma quando scoppia de la propria gota
40 l’accusa del peccato, in nostra corte
41 rivolge sé contra ’l taglio la rota.
42 Tuttavia, perché mo vergogna porte
43 del tuo errore, e perché altra volta,
44 udendo le serene, sie più forte,
45 «Anche se tacessi o negassi ciò che confessi, la tua colpa non sarebbe meno evidente: un giudice come il nostro la conosce già. Ma quando l'accusa del peccato scoppia spontanea dalla bocca del colpevole, nel nostro tribunale la ruota della giustizia si rivolge contro il taglio della lama a tuo favore. Tuttavia, affinché la vergogna di adesso ti serva da lezione per il futuro e tu sia più forte quando sentirai le sirene, ascolta: sentirai come la mia carne morta si sarebbe mossa nella direzione opposta alla tua». · Versi 37-45
pon giù il seme del piangere e ascolta:
46 sì udirai come in contraria parte
47 mover dovieti mia carne sepolta.
48 Mai non t’appresentò natura o arte
49 piacer, quanto le belle membra in ch’io
50 rinchiusa fui, e che so’ ’n terra sparte;
51 e se ’l sommo piacer sì ti fallio
52 per la mia morte, qual cosa mortale
53 dovea poi trarre te nel suo disio?
54 Ben ti dovevi, per lo primo strale
55 de le cose fallaci, levar suso
56 di retro a me che non era più tale.
57 Non ti dovea gravar le penne in giuso,
58 ad aspettar più colpo, o pargoletta
59 o altra novità con sì breve uso.
60 «Già dalla prima ferita inferta dalle cose ingannevoli avresti dovuto sollevarti dietro di me, che non ero più quella di prima. Non avresti dovuto lasciare che le ali si appesantissero verso il basso, aspettando un secondo colpo, da una giovinetta o da un'altra vanità destinata a durare così poco». · Versi 55-60
Novo augelletto due o tre aspetta;
61 ma dinanzi da li occhi d’i pennuti
62 rete si spiega indarno o si saetta».
63 Quali fanciulli, vergognando, muti
64 con li occhi a terra stannosi, ascoltando
65 e sé riconoscendo e ripentuti,
66 Come bambini presi dalla vergogna, che restano in silenzio con gli occhi a terra, ascoltando, riconoscendo le proprie colpe e pentendosene, così stavo io. · Versi 64-66
tal mi stav’ io; ed ella disse: «Quando
67 per udir se’ dolente, alza la barba,
68 e prenderai più doglia riguardando».
69 Con men di resistenza si dibarba
70 robusto cerro, o vero al nostral vento
71 o vero a quel de la terra di Iarba,
72 ch’io non levai al suo comando il mento;
73 e quando per la barba il viso chiese,
74 ben conobbi il velen de l’argomento.
75 Con meno sforzo di quanti ne servano per sradicare un cerro robusto, esposto al vento d'Italia o a quello della terra di Iarba, io sollevai il mento al suo comando; e quando chiese che il volto salisse lungo la barba, capii bene la velenosa intenzione del suo discorso. · Versi 70-75
E come la mia faccia si distese,
76 posarsi quelle prime creature
77 da loro aspersïon l’occhio comprese;
78 e le mie luci, ancor poco sicure,
79 vider Beatrice volta in su la fiera
80 ch’è sola una persona in due nature.
81 Mentre il mio viso si alzava, i miei occhi videro che le prime creature si erano posate, asciugate dall'aspersione dell'acqua; e i miei occhi, ancora incerti, videro Beatrice rivolta verso la fiera che unisce in una sola persona due nature. · Versi 76-81
Sotto ’l suo velo e oltre la rivera
82 vincer pariemi più sé stessa antica,
83 vincer che l’altre qui, quand’ ella c’era.
84 Di penter sì mi punse ivi l’ortica,
85 che di tutte altre cose qual mi torse
86 più nel suo amor, più mi si fé nemica.
87 Sotto il suo velo e oltre il fiume, mi parve che lei superasse se stessa antica più di quanto avesse superato le altre qui, quando era ancora tra loro. Il dolore del pentimento mi punse a tal punto che ciò che mi aveva traviato nel suo amore divenne il mio nemico più feroce. · Versi 82-87
Tanta riconoscenza il cor mi morse,
88 ch’io caddi vinto; e quale allora femmi,
89 salsi colei che la cagion mi porse.
90 Poi, quando il cor virtù di fuor rendemmi,
91 la donna ch’io avea trovata sola
92 sopra me vidi, e dicea: «Tiemmi, tiemmi!».
93 Un riconoscimento così straziante mi morse il cuore che caddi svenuto; e lei, che mi aveva provocato, sa cosa accadde di me in quel momento. Quando il cuore riprese le forze, vidi la donna che avevo trovato sola, in piedi sopra di me, che diceva: «Stringimi, stringimi!». · Versi 88-93
Tratto m’avea nel fiume infin la gola,
94 e tirandosi me dietro sen giva
95 sovresso l’acqua lieve come scola.
96 Quando fui presso a la beata riva,
97 ‘Asperges me’ sì dolcemente udissi,
98 che nol so rimembrar, non ch’io lo scriva.
99 La bella donna ne le braccia aprissi;
100 abbracciommi la testa e mi sommerse
101 ove convenne ch’io l’acqua inghiottissi.
102 Indi mi tolse, e bagnato m’offerse
103 dentro a la danza de le quattro belle;
104 e ciascuna del braccio mi coperse.
105 Poi mi tirò fuori e, ancora bagnato, mi condusse dentro il cerchio danzante delle quattro donne, e ciascuna di loro mi prese sottobraccio. · Versi 103-105
«Noi siam qui ninfe e nel ciel siamo stelle;
106 pria che Beatrice discendesse al mondo,
107 fummo ordinate a lei per sue ancelle.
108 Merrenti a li occhi suoi; ma nel giocondo
109 lume ch’è dentro aguzzeranno i tuoi
110 le tre di là, che miran più profondo».
111 «Noi siamo ninfe in terra e stelle in cielo: prima che Beatrice scendesse nel mondo, fummo assegnate a lei come sue ancelle. Ti condurremo davanti ai suoi occhi; ma nel frattempo le tre di là, che guardano più in profondità, affileranno i tuoi dentro la luce gioiosa che brilla lì». · Versi 106-111
Così cantando cominciaro; e poi
112 al petto del grifon seco menarmi,
113 ove Beatrice stava volta a noi.
114 Disser: «Fa che le viste non risparmi;
115 posto t’avem dinanzi a li smeraldi
116 ond’ Amor già ti trasse le sue armi».
117 Mille disiri più che fiamma caldi
118 strinsermi li occhi a li occhi rilucenti,
119 che pur sopra ’l grifone stavan saldi.
120 Come in lo specchio il sol, non altrimenti
121 la doppia fiera dentro vi raggiava,
122 or con altri, or con altri reggimenti.
123 Mille desideri, più ardenti di una fiamma, mi spinsero gli occhi verso i suoi occhi rilucenti, fissi sul grifone. Come nello specchio il sole, non altrimenti la doppia fiera brillava dentro di essi, ora con l'una ora con l'altra delle sue nature. · Versi 118-123
Pensa, lettor, s’io mi maravigliava,
124 quando vedea la cosa in sé star queta,
125 e ne l’idolo suo si trasmutava.
126 Mentre che piena di stupore e lieta
127 l’anima mia gustava di quel cibo
128 che, saziando di sé, di sé asseta,
129 sé dimostrando di più alto tribo
130 ne li atti, l’altre tre si fero avanti,
131 danzando al loro angelico caribo.
132 Mentre la mia anima, piena di stupore e lieta, assaporava quel cibo che, saziando di sé, accresce la sete di sé, le altre tre donne, mostrandosi di un lignaggio ancora più alto nei loro gesti, si fecero avanti danzando al ritmo della loro melodia angelica. · Versi 127-132
«Volgi, Beatrice, volgi li occhi santi»,
133 era la sua canzone, «al tuo fedele
134 che, per vederti, ha mossi passi tanti!
135 Per grazia fa noi grazia che disvele
136 a lui la bocca tua, sì che discerna
137 la seconda bellezza che tu cele».
138 Cantavano: «Volgiti, Beatrice, volgi i tuoi occhi santi verso il tuo fedele, che per vederti ha compiuto un cammino così lungo! Per tua grazia, concedici la grazia di mostrare a lui la tua bocca, così che possa scorgere la seconda bellezza che nascondi». · Versi 133-138
O isplendor di viva luce etterna,
139 chi palido si fece sotto l’ombra
140 sì di Parnaso, o bevve in sua cisterna,
141 che non paresse aver la mente ingombra,
142 tentando a render te qual tu paresti
143 là dove armonizzando il ciel t’adombra,
144 quando ne l’aere aperto ti solvesti?
145 O splendore di viva luce eterna, chiunque sia impallidito sotto l'ombra del Parnaso, o abbia bevuto alla sua sorgente, non potrebbe non apparire con la mente ottenebrata, tentando di rendere te quale apparisti là dove il cielo, risuonando in armonia, ti avvolge della sua ombra, quando ti rivelasti nell'aria aperta? · Versi 139-145
L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
https://divinacommediaonline.it/it/purgatorio/canto-31