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La notte, il serpente e Currado Malaspina

Guida al canto

Dove siamo

Scende la sera nella valle dei principi e due angeli scendono dal cielo con due spade spuntate, disposti sulle due sponde a fare la guardia. Sordello spiega a Dante che quella è una protezione contro il serpente che verrà. L'aria si fa scura, le stelle si accendono, e il silenzio dei re si rompe per l'arrivo di un'ombra che fissa Dante con insistenza.

Chi incontriamo

Sordello chiama per nome Currado Malaspina, che si alza e si avvicina. Currado affida a Dante un messaggio per la figlia Giovanna e lancia un amaro rimprovero alla moglie che ha mutato le insegne vedovili, ricordando la vipera dei Malaspini di Lunigiana e il gallo di Gallura. Dante risponde con un elogio della casa Malaspina. Entra il serpente, respinto dagli angeli.

Cosa aspettarsi

Dopo l'incontro si chiarisce la stima di Dante per i Malaspina, spesso letta come segno di un legame personale che riempirà i canti successivi. Il serpente respinto dagli angeli preannuncia le tentazioni notturne che attendono i purganti. Dante dovrà ora portare a termine la missione affidatagli da Currado una volta tornato nel mondo dei vivi.
Testo originalePurgatorio · Canto VIII
Parafrasi

Era già l’ora che volge il disio

1

ai navicanti e ’ntenerisce il core

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lo dì c’han detto ai dolci amici addio;

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e che lo novo peregrin d’amore

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punge, se ode squilla di lontano

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che paia il giorno pianger che si more;

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quand’ io incominciai a render vano

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l’udire e a mirare una de l’alme

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surta, che l’ascoltar chiedea con mano.

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Ella giunse e levò ambo le palme,

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ficcando li occhi verso l’orïente,

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come dicesse a Dio: ‘D’altro non calme’.

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‘Te lucis ante’ sì devotamente

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le uscìo di bocca e con sì dolci note,

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che fece me a me uscir di mente;

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e l’altre poi dolcemente e devote

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seguitar lei per tutto l’inno intero,

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avendo li occhi a le superne rote.

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Aguzza qui, lettor, ben li occhi al vero,

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ché ’l velo è ora ben tanto sottile,

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certo che ’l trapassar dentro è leggero.

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Io vidi quello essercito gentile

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tacito poscia riguardare in sùe,

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quasi aspettando, palido e umìle;

24

e vidi uscir de l’alto e scender giùe

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due angeli con due spade affocate,

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tronche e private de le punte sue.

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Verdi come fogliette pur mo nate

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erano in veste, che da verdi penne

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percosse traean dietro e ventilate.

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L’un poco sovra noi a star si venne,

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e l’altro scese in l’opposita sponda,

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sì che la gente in mezzo si contenne.

33

Ben discernëa in lor la testa bionda;

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ma ne la faccia l’occhio si smarria,

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come virtù ch’a troppo si confonda.

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«Ambo vegnon del grembo di Maria»,

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disse Sordello, «a guardia de la valle,

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per lo serpente che verrà vie via».

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Ond’ io, che non sapeva per qual calle,

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mi volsi intorno, e stretto m’accostai,

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tutto gelato, a le fidate spalle.

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E Sordello anco: «Or avvalliamo omai

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tra le grandi ombre, e parleremo ad esse;

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grazïoso fia lor vedervi assai».

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Solo tre passi credo ch’i’ scendesse,

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e fui di sotto, e vidi un che mirava

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pur me, come conoscer mi volesse.

48

Temp’ era già che l’aere s’annerava,

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ma non sì che tra li occhi suoi e ’ miei

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non dichiarisse ciò che pria serrava.

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Ver’ me si fece, e io ver’ lui mi fei:

52

giudice Nin gentil, quanto mi piacque

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quando ti vidi non esser tra ’ rei!

54

Nullo bel salutar tra noi si tacque;

55

poi dimandò: «Quant’ è che tu venisti

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a piè del monte per le lontane acque?».

57

«Oh!», diss’ io lui, «per entro i luoghi tristi

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venni stamane, e sono in prima vita,

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ancor che l’altra, sì andando, acquisti».

60

E come fu la mia risposta udita,

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Sordello ed elli in dietro si raccolse

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come gente di sùbito smarrita.

63

L’uno a Virgilio e l’altro a un si volse

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che sedea lì, gridando: «Sù, Currado!

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vieni a veder che Dio per grazia volse».

66

Poi, vòlto a me: «Per quel singular grado

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che tu dei a colui che sì nasconde

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lo suo primo perché, che non lì è guado,

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quando sarai di là da le larghe onde,

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dì a Giovanna mia che per me chiami

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là dove a li ’nnocenti si risponde.

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Non credo che la sua madre più m’ami,

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poscia che trasmutò le bianche bende,

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le quai convien che, misera!, ancor brami.

75

Per lei assai di lieve si comprende

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quanto in femmina foco d’amor dura,

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se l’occhio o ’l tatto spesso non l’accende.

78

Non le farà sì bella sepultura

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la vipera che Melanesi accampa,

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com’ avria fatto il gallo di Gallura».

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Così dicea, segnato de la stampa,

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nel suo aspetto, di quel dritto zelo

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che misuratamente in core avvampa.

84

Li occhi miei ghiotti andavan pur al cielo,

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pur là dove le stelle son più tarde,

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sì come rota più presso a lo stelo.

87

E ’l duca mio: «Figliuol, che là sù guarde?».

88

E io a lui: «A quelle tre facelle

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di che ’l polo di qua tutto quanto arde».

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Ond’ elli a me: «Le quattro chiare stelle

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che vedevi staman, son di là basse,

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e queste son salite ov’ eran quelle».

93

Com’ ei parlava, e Sordello a sé il trasse

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dicendo: «Vedi là ’l nostro avversaro»;

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e drizzò il dito perché ’n là guardasse.

96

Da quella parte onde non ha riparo

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la picciola vallea, era una biscia,

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forse qual diede ad Eva il cibo amaro.

99

Tra l’erba e ’ fior venìa la mala striscia,

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volgendo ad ora ad or la testa, e ’l dosso

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leccando come bestia che si liscia.

102

Io non vidi, e però dicer non posso,

103

come mosser li astor celestïali;

104

ma vidi bene e l’uno e l’altro mosso.

105

Sentendo fender l’aere a le verdi ali,

106

fuggì ’l serpente, e li angeli dier volta,

107

suso a le poste rivolando iguali.

108

L’ombra che s’era al giudice raccolta

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quando chiamò, per tutto quello assalto

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punto non fu da me guardare sciolta.

111

«Se la lucerna che ti mena in alto

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truovi nel tuo arbitrio tanta cera

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quant’ è mestiere infino al sommo smalto»,

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cominciò ella, «se novella vera

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di Val di Magra o di parte vicina

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sai, dillo a me, che già grande là era.

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Fui chiamato Currado Malaspina;

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non son l’antico, ma di lui discesi;

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a’ miei portai l’amor che qui raffina».

120

«Oh!», diss’ io lui, «per li vostri paesi

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già mai non fui; ma dove si dimora

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per tutta Europa ch’ei non sien palesi?

123

La fama che la vostra casa onora,

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grida i segnori e grida la contrada,

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sì che ne sa chi non vi fu ancora;

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e io vi giuro, s’io di sopra vada,

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che vostra gente onrata non si sfregia

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del pregio de la borsa e de la spada.

129

Uso e natura sì la privilegia,

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che, perché il capo reo il mondo torca,

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sola va dritta e ’l mal cammin dispregia».

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Ed elli: «Or va; che ’l sol non si ricorca

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sette volte nel letto che ’l Montone

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con tutti e quattro i piè cuopre e inforca,

135

che cotesta cortese oppinïone

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ti fia chiavata in mezzo de la testa

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con maggior chiovi che d’altrui sermone,

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se corso di giudicio non s’arresta».

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