La prima scalata e Belacqua
Guida al canto
I due pellegrini hanno appena lasciato la schiera degli scomunicati e attaccano la parete rocciosa ai piedi del monte, più ripida di qualunque pendio tra Lerice e la Turbia. Dante, preso dall'ascolto, non si accorge che il sole è salito di cinquanta gradi. Quando raggiungono un primo terrazzino, si siedono rivolti a levante e Dante nota, stupito, che la luce lo colpisce da sinistra, segno che la montagna è nell'emisfero australe.
Chi incontriamo
Su quel ripiano trova riparo un gruppetto di anime negligenti, sedute all'ombra dietro un grande masso. Una di loro, che sembra la più svogliata, abbracciando le ginocchia con il viso chino, si rivela essere Belacqua, figura fiorentina cara a Dante. Riconosciutolo, il poeta lo chiama per nome, e Belacqua risponde con la sua solita indolenza, confermando la propria identità.
Cosa aspettarsi
Belacqua spiega perché resta fermo: l'angelo portinaio non lo lascerebbe salire, perché attese troppo tardi il pentimento; dovrà restare fuori quanto la sua permanenza nel peccato, a meno che qualcuno pregi per lui. Il dialogo lascia a Dante la domanda concreta del valore della preghiera dei vivi per le anime pigre, mentre Virgilio lo richiama: è già mezzogiorno, il sole scende e bisogna riprendere la salita.
Testo originalePurgatorio · Canto IV
Parafrasi