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I rilievi dei superbi e la seconda scala

Guida al canto

Dove siamo

Dante ha lasciato la prima cornice e cammina ancora con un'anima curva sotto il masso, finché Virgilio lo invita a procedere da solo. Il pavimento del nuovo tratto è istoriato con esempi di superbia punita: Lucifero, i Giganti, Niobe, Saul, Troia e altri. È il secondo messaggio del Purgatorio, e l'angelo che chiude il balzo annuncia una salita ormai senza fatica.

Chi incontriamo

Virgilio riprende il ruolo di guida pratica: indica le figure da osservare sul pavimento, riconosce l'angelo che torna dal servizio del giorno e spiega a Dante, con un sorriso, il meccanismo delle P. L'angelo, vestito di bianco, cancella una lettera dalla fronte e invita alla salita con una dolce esortazione a chi è nato per volare.

Cosa aspettarsi

Dopo la rimozione della seconda P, Dante avverte un corpo più leggero e chiede a Virgilio cosa sia cambiato. Il maestro chiarisce che ogni P cancellata corrisponde a un peccato espiato, e il cammino diventerà desiderio, non fatica. Il sorriso di Virgilio apre una domanda nuova: quante lettere restano e quanta strada manca.
Testo originalePurgatorio · Canto XII
Parafrasi

Di pari, come buoi che vanno a giogo,

1

m’andava io con quell’ anima carca,

2

fin che ’l sofferse il dolce pedagogo.

3

Ma quando disse: «Lascia lui e varca;

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ché qui è buono con l’ali e coi remi,

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quantunque può, ciascun pinger sua barca»;

6

dritto sì come andar vuolsi rife’mi

7

con la persona, avvegna che i pensieri

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mi rimanessero e chinati e scemi.

9

Io m’era mosso, e seguia volontieri

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del mio maestro i passi, e amendue

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già mostravam com’ eravam leggeri;

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ed el mi disse: «Volgi li occhi in giùe:

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buon ti sarà, per tranquillar la via,

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veder lo letto de le piante tue».

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Come, perché di lor memoria sia,

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sovra i sepolti le tombe terragne

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portan segnato quel ch’elli eran pria,

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onde lì molte volte si ripiagne

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per la puntura de la rimembranza,

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che solo a’ pïi dà de le calcagne;

21

sì vid’ io lì, ma di miglior sembianza

22

secondo l’artificio, figurato

23

quanto per via di fuor del monte avanza.

24

Vedea colui che fu nobil creato

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più ch’altra creatura, giù dal cielo

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folgoreggiando scender, da l’un lato.

27

Vedëa Brïareo fitto dal telo

28

celestïal giacer, da l’altra parte,

29

grave a la terra per lo mortal gelo.

30

Vedea Timbreo, vedea Pallade e Marte,

31

armati ancora, intorno al padre loro,

32

mirar le membra d’i Giganti sparte.

33

Vedea Nembròt a piè del gran lavoro

34

quasi smarrito, e riguardar le genti

35

che ’n Sennaàr con lui superbi fuoro.

36

O Nïobè, con che occhi dolenti

37

vedea io te segnata in su la strada,

38

tra sette e sette tuoi figliuoli spenti!

39

O Saùl, come in su la propria spada

40

quivi parevi morto in Gelboè,

41

che poi non sentì pioggia né rugiada!

42

O folle Aragne, sì vedea io te

43

già mezza ragna, trista in su li stracci

44

de l’opera che mal per te si fé.

45

O Roboàm, già non par che minacci

46

quivi ’l tuo segno; ma pien di spavento

47

nel porta un carro, sanza ch’altri il cacci.

48

Mostrava ancor lo duro pavimento

49

come Almeon a sua madre fé caro

50

parer lo sventurato addornamento.

51

Mostrava come i figli si gittaro

52

sovra Sennacherìb dentro dal tempio,

53

e come, morto lui, quivi il lasciaro.

54

Mostrava la ruina e ’l crudo scempio

55

che fé Tamiri, quando disse a Ciro:

56

«Sangue sitisti, e io di sangue t’empio».

57

Mostrava come in rotta si fuggiro

58

li Assiri, poi che fu morto Oloferne,

59

e anche le reliquie del martiro.

60

Vedeva Troia in cenere e in caverne;

61

o Ilïón, come te basso e vile

62

mostrava il segno che lì si discerne!

63

Qual di pennel fu maestro o di stile

64

che ritraesse l’ombre e ’ tratti ch’ivi

65

mirar farieno uno ingegno sottile?

66

Morti li morti e i vivi parean vivi:

67

non vide mei di me chi vide il vero,

68

quant’ io calcai, fin che chinato givi.

69

Or superbite, e via col viso altero,

70

figliuoli d’Eva, e non chinate il volto

71

sì che veggiate il vostro mal sentero!

72

Più era già per noi del monte vòlto

73

e del cammin del sole assai più speso

74

che non stimava l’animo non sciolto,

75

quando colui che sempre innanzi atteso

76

andava, cominciò: «Drizza la testa;

77

non è più tempo di gir sì sospeso.

78

Vedi colà un angel che s’appresta

79

per venir verso noi; vedi che torna

80

dal servigio del dì l’ancella sesta.

81

Di reverenza il viso e li atti addorna,

82

sì che i diletti lo ’nvïarci in suso;

83

pensa che questo dì mai non raggiorna!».

84

Io era ben del suo ammonir uso

85

pur di non perder tempo, sì che ’n quella

86

materia non potea parlarmi chiuso.

87

A noi venìa la creatura bella,

88

biancovestito e ne la faccia quale

89

par tremolando mattutina stella.

90

Le braccia aperse, e indi aperse l’ale;

91

disse: «Venite: qui son presso i gradi,

92

e agevolemente omai si sale.

93

A questo invito vegnon molto radi:

94

o gente umana, per volar sù nata,

95

perché a poco vento così cadi?».

96

Menocci ove la roccia era tagliata;

97

quivi mi batté l’ali per la fronte;

98

poi mi promise sicura l’andata.

99

Come a man destra, per salire al monte

100

dove siede la chiesa che soggioga

101

la ben guidata sopra Rubaconte,

102

si rompe del montar l’ardita foga

103

per le scalee che si fero ad etade

104

ch’era sicuro il quaderno e la doga;

105

così s’allenta la ripa che cade

106

quivi ben ratta da l’altro girone;

107

ma quinci e quindi l’alta pietra rade.

108

Noi volgendo ivi le nostre persone,

109

‘Beati pauperes spiritu!’ voci

110

cantaron sì, che nol diria sermone.

111

Ahi quanto son diverse quelle foci

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da l’infernali! ché quivi per canti

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s’entra, e là giù per lamenti feroci.

114

Già montavam su per li scaglion santi,

115

ed esser mi parea troppo più lieve

116

che per lo pian non mi parea davanti.

117

Ond’ io: «Maestro, dì, qual cosa greve

118

levata s’è da me, che nulla quasi

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per me fatica, andando, si riceve?».

120

Rispuose: «Quando i P che son rimasi

121

ancor nel volto tuo presso che stinti,

122

saranno, com’ è l’un, del tutto rasi,

123

fier li tuoi piè dal buon voler sì vinti,

124

che non pur non fatica sentiranno,

125

ma fia diletto loro esser sù pinti».

126

Allor fec’ io come color che vanno

127

con cosa in capo non da lor saputa,

128

se non che ’ cenni altrui sospecciar fanno;

129

per che la mano ad accertar s’aiuta,

130

e cerca e truova e quello officio adempie

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che non si può fornir per la veduta;

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e con le dita de la destra scempie

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trovai pur sei le lettere che ’ncise

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quel da le chiavi a me sovra le tempie:

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a che guardando, il mio duca sorrise.

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