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San Bernardo e la preghiera alla Vergine

Guida al canto

Dove siamo

Dante è nell'Empireo, di fronte alla candida rosa dei beati. Ha colto la forma generale del paradiso, ma non si è ancora fermato su un punto preciso. Lo travolge una meraviglia muta, simile a quella del pellegrino nel tempio del suo voto. Vuole rivolgersi a Beatrice, pieno di domande, ma quando alza lo sguardo trova una scena mutata.

Chi incontriamo

Al posto di Beatrice appare un vegliardo luminoso, vestito come i beati, che si rivela essere San Bernardo. Beatrice lo ha mandato dal suo luogo perché guidi l'ultimo tratto: Dante la scorge in alto, assisa nel trono dei suoi meriti, e le rivolge una preghiera di ringraziamento prima che ella torni alla sua sorgente. San Bernardo si presenta come il fedele della regina del cielo e indica a Dante di cercarla con gli occhi.

Cosa aspettarsi

San Bernardo prende il posto di Beatrice come ultima guida. Il suo compito è volgere lo sguardo di Dante verso la Vergine, perché quella visione affini gli occhi al raggio divino. Il lettore si avvicina al punto d'arrivo: resta solo l'ultimo balzo, quello che chiuderà l'intero Poema.
Testo originaleParadiso · Canto XXXI
Parafrasi

In forma dunque di candida rosa

1

mi si mostrava la milizia santa

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che nel suo sangue Cristo fece sposa;

3

ma l’altra, che volando vede e canta

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la gloria di colui che la ’nnamora

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e la bontà che la fece cotanta,

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sì come schiera d’ape che s’infiora

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una fïata e una si ritorna

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là dove suo laboro s’insapora,

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nel gran fior discendeva che s’addorna

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di tante foglie, e quindi risaliva

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là dove ’l süo amor sempre soggiorna.

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Le facce tutte avean di fiamma viva

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e l’ali d’oro, e l’altro tanto bianco,

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che nulla neve a quel termine arriva.

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Quando scendean nel fior, di banco in banco

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porgevan de la pace e de l’ardore

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ch’elli acquistavan ventilando il fianco.

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Né l’interporsi tra ’l disopra e ’l fiore

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di tanta moltitudine volante

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impediva la vista e lo splendore:

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ché la luce divina è penetrante

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per l’universo secondo ch’è degno,

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sì che nulla le puote essere ostante.

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Questo sicuro e gaudïoso regno,

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frequente in gente antica e in novella,

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viso e amore avea tutto ad un segno.

27

O trina luce che ’n unica stella

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scintillando a lor vista, sì li appaga!

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guarda qua giuso a la nostra procella!

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Se i barbari, venendo da tal plaga

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che ciascun giorno d’Elice si cuopra,

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rotante col suo figlio ond’ ella è vaga,

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veggendo Roma e l’ardüa sua opra,

34

stupefaciensi, quando Laterano

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a le cose mortali andò di sopra;

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ïo, che al divino da l’umano,

37

a l’etterno dal tempo era venuto,

38

e di Fiorenza in popol giusto e sano,

39

di che stupor dovea esser compiuto!

40

Certo tra esso e ’l gaudio mi facea

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libito non udire e starmi muto.

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E quasi peregrin che si ricrea

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nel tempio del suo voto riguardando,

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e spera già ridir com’ ello stea,

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su per la viva luce passeggiando,

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menava ïo li occhi per li gradi,

47

mo sù, mo giù e mo recirculando.

48

Vedëa visi a carità süadi,

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d’altrui lume fregiati e di suo riso,

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e atti ornati di tutte onestadi.

51

La forma general di paradiso

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già tutta mïo sguardo avea compresa,

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in nulla parte ancor fermato fiso;

54

e volgeami con voglia rïaccesa

55

per domandar la mia donna di cose

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di che la mente mia era sospesa.

57

Uno intendëa, e altro mi rispuose:

58

credea veder Beatrice e vidi un sene

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vestito con le genti glorïose.

60

Diffuso era per li occhi e per le gene

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di benigna letizia, in atto pio

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quale a tenero padre si convene.

63

E «Ov’ è ella?», sùbito diss’ io.

64

Ond’ elli: «A terminar lo tuo disiro

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mosse Beatrice me del loco mio;

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e se riguardi sù nel terzo giro

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dal sommo grado, tu la rivedrai

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nel trono che suoi merti le sortiro».

69

Sanza risponder, li occhi sù levai,

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e vidi lei che si facea corona

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reflettendo da sé li etterni rai.

72

Da quella regïon che più sù tona

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occhio mortale alcun tanto non dista,

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qualunque in mare più giù s’abbandona,

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quanto lì da Beatrice la mia vista;

76

ma nulla mi facea, ché süa effige

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non discendëa a me per mezzo mista.

78

«O donna in cui la mia speranza vige,

79

e che soffristi per la mia salute

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in inferno lasciar le tue vestige,

81

di tante cose quant’ i’ ho vedute,

82

dal tuo podere e da la tua bontate

83

riconosco la grazia e la virtute.

84

Tu m’hai di servo tratto a libertate

85

per tutte quelle vie, per tutt’ i modi

86

che di ciò fare avei la potestate.

87

La tua magnificenza in me custodi,

88

sì che l’anima mia, che fatt’ hai sana,

89

piacente a te dal corpo si disnodi».

90

Così orai; e quella, sì lontana

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come parea, sorrise e riguardommi;

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poi si tornò a l’etterna fontana.

93

E ’l santo sene: «Acciò che tu assommi

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perfettamente», disse, «il tuo cammino,

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a che priego e amor santo mandommi,

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vola con li occhi per questo giardino;

97

ché veder lui t’acconcerà lo sguardo

98

più al montar per lo raggio divino.

99

E la regina del cielo, ond’ ïo ardo

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tutto d’amor, ne farà ogne grazia,

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però ch’i’ sono il suo fedel Bernardo».

102

Qual è colui che forse di Croazia

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viene a veder la Veronica nostra,

104

che per l’antica fame non sen sazia,

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ma dice nel pensier, fin che si mostra:

106

‘Segnor mio Iesù Cristo, Dio verace,

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or fu sì fatta la sembianza vostra?’;

108

tal era io mirando la vivace

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carità di colui che ’n questo mondo,

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contemplando, gustò di quella pace.

111

«Figliuol di grazia, quest’ esser giocondo»,

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cominciò elli, «non ti sarà noto,

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tenendo li occhi pur qua giù al fondo;

114

ma guarda i cerchi infino al più remoto,

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tanto che veggi seder la regina

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cui questo regno è suddito e devoto».

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Io levai li occhi; e come da mattina

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la parte orïental de l’orizzonte

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soverchia quella dove ’l sol declina,

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così, quasi di valle andando a monte

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con li occhi, vidi parte ne lo stremo

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vincer di lume tutta l’altra fronte.

123

E come quivi ove s’aspetta il temo

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che mal guidò Fetonte, più s’infiamma,

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e quinci e quindi il lume si fa scemo,

126

così quella pacifica oriafiamma

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nel mezzo s’avvivava, e d’ogne parte

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per igual modo allentava la fiamma;

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e a quel mezzo, con le penne sparte,

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vid’ io più di mille angeli festanti,

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ciascun distinto di fulgore e d’arte.

132

Vidi a lor giochi quivi e a lor canti

133

ridere una bellezza, che letizia

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era ne li occhi a tutti li altri santi;

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e s’io avessi in dir tanta divizia

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quanta ad imaginar, non ardirei

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lo minimo tentar di sua delizia.

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Bernardo, come vide li occhi miei

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nel caldo suo caler fissi e attenti,

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li suoi con tanto affetto volse a lei,

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che ’ miei di rimirar fé più ardenti.

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