I cinque giusti nell'aquila
Guida al canto
Restiamo nel cielo di Giove, sotto l'immensa aquila formata dalle anime beate. Il conflitto iniziale è la meraviglia di Dante: l'aquila lo ha lodato, eppure ora parla di figure che il mondo considera lontane dalla fede. La prima domanda è come un pagano e un re tanto discusso possano brillare tra i giusti.
Chi incontriamo
L'aquila torna a parlare e indica cinque luci tra le sue palpebre: il re Davide, l'imperatore Traiano, l'ebreo Ezechia, il normanno Guglielmo il Buono e, fatto stupefacente, il troiano Rifeo. L'aquila stessa spiega perché queste due figure brillino lì: Traiano tornò in vita per battezzarsi, Rifeo ricevette una grazia che lo condusse alla fede, una via che la tradizione riconosce come mistero imperscrutabile.
Cosa aspettarsi
Dopo i cinque giusti, Dante resterà nel cielo di Giove ancora un istante, ma la sua attenzione si sposterà presto. La domanda che lo accompagna cambia: non più se la giustizia divina sia equa, ma quanto sia imperscrutabile la grazia, capace di salvare chi il mondo crede perduto. Da qui si preparerà la salita al cielo delle stelle fisse.
Testo originaleParadiso · Canto XX
Parafrasi