La profezia dell'esilio e della missione
Guida al canto
Restiamo nel cielo di Marte, davanti alla croce luminosa dove arde Cacciaguida. Dante paragona la propria ansia a quella di un figlio che cerca conferma sulle voci sentite, e chiede al trisavolo di conoscere in anticipo la propria sorte, perché la sciagura prevista colpisce meno di quella subita alla cieca. Beatrice lo incoraggia a parlare, e il poeta formula la richiesta con chiarezza, pronto a una verità dolorosa.
Chi incontriamo
Cacciaguida torna a parlare e predice a Dante l'esilio da Firenze, il pane amaro e le scale altrui, l'ingratitudine dei compagni e il primo rifugio presso la cortesia del gran Lombardo della Scala. Annuncia anche un giovane segnato dalla stessa stella, le cui opere saranno notevoli. Beatrice riaffiora solo nel gesto: il suo sorriso illumina la fiamma del trisavolo. Non entrano nuovi beati in scena.
Cosa aspettarsi
Dopo la profezia, Dante chiede aiuto per non tradire la verità per paura di perdere la vita tra i contemporanei. Cacciaguida risponde con un'immagine netta: la voce sgradita diventerà nutrimento, e le alte cime, le anime celebri mostrate nel viaggio, daranno fondamento alla fede di chi ascolta. Il lettore si prepara a una soglia nuova: l'esilio come prezzo di una missione poetica.
Testo originaleParadiso · Canto XVII
Parafrasi