Guida al canto Dove siamo È quasi l'alba sul Purgatorio e il sogno di Dante prelude a una nuova tappa. Una donna balba, guercia e deforme gli appare in visione e si trasforma in sirena ammaliatrice; una donna santa e pronta la smaschera squarciandole le vesti, e il fetore che ne esce sveglia il poeta. Usciti dal sogno, i due risalgono al quinto girone, dove le anime giacciono proni a terra ripetendo un salmo penitente e il passaggio è segnato da un angelo che annuncia la beatitudine dei consolerà.
Chi incontriamo Tre figure entrano in scena con un ruolo preciso. L'antica strega del sogno, spesso letta come immagine delle seduzioni mondane, si mostra e viene sconfitta. L'angelo del passaggio, con ali di cigno, annuncia la beatitudine dei consolerà. Infine Adriano V, papa per poco più di un mese e ora pentito della propria avarizia, racconta la sua conversione tardiva e ricorda la nipote Alagia come l'unica speranza rimasta della sua famiglia.
Cosa aspettarsi Da questo incontro il lettore si aspetta una domanda aperta: potrà il papa pentito, con le mani e i piedi legati dalla giustizia, offrire davvero un esempio alla sua stirpe? Il racconto di una conversione giunta troppo tardi, unita a un legame con la famiglia ancora viva, accompagna Dante verso il sesto girone, dove il tema della ricchezza resterà centrale e si farà ancora più personale.
Ne l’ora che non può ’l calor dïurno
1 intepidar più ’l freddo de la luna,
2 vinto da terra, e talor da Saturno
3 —quando i geomanti lor Maggior Fortuna
4 veggiono in orïente, innanzi a l’alba,
5 surger per via che poco le sta bruna—,
6 mi venne in sogno una femmina balba,
7 ne li occhi guercia, e sovra i piè distorta,
8 con le man monche, e di colore scialba.
9 mi apparve in sogno una donna balbettante, con gli occhi strabici, i piedi deformi, le mani monche e il colore pallido. · Versi 7-9
Io la mirava; e come ’l sol conforta
10 le fredde membra che la notte aggrava,
11 così lo sguardo mio le facea scorta
12 la lingua, e poscia tutta la drizzava
13 in poco d’ora, e lo smarrito volto,
14 com’ amor vuol, così le colorava.
15 Poi ch’ell’ avea ’l parlar così disciolto,
16 cominciava a cantar sì, che con pena
17 da lei avrei mio intento rivolto.
18 «Io son», cantava, «io son dolce serena,
19 che ’ marinari in mezzo mar dismago;
20 tanto son di piacere a sentir piena!
21 Io volsi Ulisse del suo cammin vago
22 al canto mio; e qual meco s’ausa,
23 rado sen parte; sì tutto l’appago!».
24 Ancor non era sua bocca richiusa,
25 quand’ una donna apparve santa e presta
26 lunghesso me per far colei confusa.
27 «O Virgilio, Virgilio, chi è questa?»,
28 fieramente dicea; ed el venìa
29 con li occhi fitti pur in quella onesta.
30 "O Virgilio, Virgilio, chi è questa?", diceva con forza; e lui veniva tenendo gli occhi fissi su quella donna onesta. · Versi 28-30
L’altra prendea, e dinanzi l’apria
31 fendendo i drappi, e mostravami ’l ventre;
32 quel mi svegliò col puzzo che n’uscia.
33 Io mossi li occhi, e ’l buon maestro: «Almen tre
34 voci t’ho messe!», dicea, «Surgi e vieni;
35 troviam l’aperta per la qual tu entre».
36 Sù mi levai, e tutti eran già pieni
37 de l’alto dì i giron del sacro monte,
38 e andavam col sol novo a le reni.
39 Seguendo lui, portava la mia fronte
40 come colui che l’ha di pensier carca,
41 che fa di sé un mezzo arco di ponte;
42 quand’ io udi’ «Venite; qui si varca»
43 parlare in modo soave e benigno,
44 qual non si sente in questa mortal marca.
45 Con l’ali aperte, che parean di cigno,
46 volseci in sù colui che sì parlonne
47 tra due pareti del duro macigno.
48 Mosse le penne poi e ventilonne,
49 ‘Qui lugent’ affermando esser beati,
50 ch’avran di consolar l’anime donne.
51 «Che hai che pur inver’ la terra guati?»,
52 la guida mia incominciò a dirmi,
53 poco amendue da l’angel sormontati.
54 E io: «Con tanta sospeccion fa irmi
55 novella visïon ch’a sé mi piega,
56 sì ch’io non posso dal pensar partirmi».
57 «Vedesti», disse, «quell’antica strega
58 che sola sovr’ a noi omai si piagne;
59 vedesti come l’uom da lei si slega.
60 Bastiti, e batti a terra le calcagne;
61 li occhi rivolgi al logoro che gira
62 lo rege etterno con le rote magne».
63 Quale ’l falcon, che prima a’ pié si mira,
64 indi si volge al grido e si protende
65 per lo disio del pasto che là il tira,
66 tal mi fec’ io; e tal, quanto si fende
67 la roccia per dar via a chi va suso,
68 n’andai infin dove ’l cerchiar si prende.
69 Com’ io nel quinto giro fui dischiuso,
70 vidi gente per esso che piangea,
71 giacendo a terra tutta volta in giuso.
72 ‘Adhaesit pavimento anima mea’
73 sentia dir lor con sì alti sospiri,
74 che la parola a pena s’intendea.
75 «O eletti di Dio, li cui soffriri
76 e giustizia e speranza fa men duri,
77 drizzate noi verso li alti saliri».
78 «Se voi venite dal giacer sicuri,
79 e volete trovar la via più tosto,
80 le vostre destre sien sempre di fori».
81 Così pregò ’l poeta, e sì risposto
82 poco dinanzi a noi ne fu; per ch’io
83 nel parlare avvisai l’altro nascosto,
84 e volsi li occhi a li occhi al segnor mio:
85 ond’ elli m’assentì con lieto cenno
86 ciò che chiedea la vista del disio.
87 Poi ch’io potei di me fare a mio senno,
88 trassimi sovra quella creatura
89 le cui parole pria notar mi fenno,
90 dicendo: «Spirto in cui pianger matura
91 quel sanza ’l quale a Dio tornar non pòssi,
92 sosta un poco per me tua maggior cura.
93 Chi fosti e perché vòlti avete i dossi
94 al sù, mi dì, e se vuo’ ch’io t’impetri
95 cosa di là ond’ io vivendo mossi».
96 Ed elli a me: «Perché i nostri diretri
97 rivolga il cielo a sé, saprai; ma prima
98 scias quod ego fui successor Petri.
99 Intra Sïestri e Chiaveri s’adima
100 una fiumana bella, e del suo nome
101 lo titol del mio sangue fa sua cima.
102 Un mese e poco più prova’ io come
103 pesa il gran manto a chi dal fango il guarda,
104 che piuma sembran tutte l’altre some.
105 La mia conversïone, omè!, fu tarda;
106 ma, come fatto fui roman pastore,
107 così scopersi la vita bugiarda.
108 La mia conversione, ahimè, fu tardiva; ma appena divenni pastore romano, scoprii la vita bugiarda. · Versi 106-108
Vidi che lì non s’acquetava il core,
109 né più salir potiesi in quella vita;
110 per che di questa in me s’accese amore.
111 Fino a quel punto misera e partita
112 da Dio anima fui, del tutto avara;
113 or, come vedi, qui ne son punita.
114 Fino a quel punto ero stata un'anima misera, separata da Dio e del tutto avara; ora, come vedi, qui ne sono punita. · Versi 112-114
Quel ch’avarizia fa, qui si dichiara
115 in purgazion de l’anime converse;
116 e nulla pena il monte ha più amara.
117 Sì come l’occhio nostro non s’aderse
118 in alto, fisso a le cose terrene,
119 così giustizia qui a terra il merse.
120 Come avarizia spense a ciascun bene
121 lo nostro amore, onde operar perdési,
122 così giustizia qui stretti ne tene,
123 ne’ piedi e ne le man legati e presi;
124 e quanto fia piacer del giusto Sire,
125 tanto staremo immobili e distesi».
126 Io m’era inginocchiato e volea dire;
127 ma com’ io cominciai ed el s’accorse,
128 solo ascoltando, del mio reverire,
129 «Qual cagion», disse, «in giù così ti torse?».
130 E io a lui: «Per vostra dignitate
131 mia coscïenza dritto mi rimorse».
132 «Drizza le gambe, lèvati sù, frate!»,
133 rispuose; «non errar: conservo sono
134 teco e con li altri ad una podestate.
135 "Stendi le gambe, alzati, fratello!", rispose. Poi aggiunse: "Non sbagliare: sono un conservatore con te e con gli altri sotto un solo potere". · Versi 133-135
Se mai quel santo evangelico suono
136 che dice ‘Neque nubent’ intendesti,
137 ben puoi veder perch’ io così ragiono.
138 Vattene omai: non vo’ che più t’arresti;
139 ché la tua stanza mio pianger disagia,
140 col qual maturo ciò che tu dicesti.
141 Nepote ho io di là c’ha nome Alagia,
142 buona da sé, pur che la nostra casa
143 non faccia lei per essempro malvagia;
144 e questa sola di là m’è rimasa».
145 L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
https://divinacommediaonline.it/it/purgatorio/canto-19