Mitologico

Semelè

Figlia di Cadmo, amata da Giove, ricordata da Dante come esempio di chi fu incenerito per aver voluto contemplare la maestà celeste del dio.

Profilo

Semelè è menzionata nella Divina Commedia in due passi, entrambi legati alla gelosia di Giunone contro Tebe. Nel canto XXX dell'Inferno Dante la ricorda come vittima della furia di Giunone, che agì «contra ’l sangue tebano»: la dea, gelosa di Semelè, figlia del fondatore di Tebe, e amata da Giove, si vendicò facendola per la prima volta incenerire. Nel canto XXI del Paradiso Semelè è richiamata come termine di paragone: Beatrice avverte Dante che se egli guardasse troppo intensamente il suo sorriso nel cielo di Saturno, «tu ti faresti quale… Semelè», colei che «di cener fessi» quando volle contemplare Giove in tutto il suo fulgore. Le note al canto XXI specificano che Semelè, figlia di Cadmo, chiese e ottenne dal dio, per istigazione di Giunone, di poterlo vedere nella sua maestà celeste, ma il suo corpo mortale fu ridotto in cenere da quella visione.

Nel testo

Versi collegati

2 versi
CanticaCantoVersoTestoApri verso
InfernoCanto XXX2per Semelè contra ’l sangue tebano,Apri verso
ParadisoCanto XXI6fu Semelè quando di cener fessi:Apri verso