Sovrani e nobili

Filippo Argenti

Cavaliere fiorentino degli Adimari, noto per la sua arroganza e superbia, collocato da Dante tra gli iracondi nella palude dello Stige, dove è oggetto della violenta reazione del poeta.

Profilo

Filippo Argenti è presentato da Dante come cavaliere fiorentino appartenente alla famiglia degli Adimari, ramo dei Cavicciuli, legato alla parte nera. Le fonti antiche lo descrivono unanimemente come prepotente e superbo, tratto sottolineato anche dal soprannome "Argenti", dovuto, secondo la tradizione riportata dal Boccaccio, all'usanza di ferrare d'argento il proprio cavallo, segno di vanagloria. Un'antica nota lo definisce «arrogante e superbo e nemico di Dante», segnalando un contrasto personale con il poeta, confermato dal fatto che la sua famiglia cacciò da Firenze la parte bianca e che il fratello godette dei beni confiscati all'esule. Nell'VIII canto dell'Inferno Dante lo colloca tra gli iracondi nella palude dello Stige, dove lo spirito del fiorentino tenta addirittura di aggredire il poeta sulla barca di Flegìàs, scatenando una reazione violentissima. L'episodio si configura come il primo scontro diretto e risentito del viaggio tra Dante e un dannato, elevato dalla presenza di espliciti appelli a Dio a exemplum di condanna contro l'oltracotanza dei potenti.

Nel testo

Versi collegati

1 versi
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InfernoCanto VIII61Tutti gridavano: «A Filippo Argenti!»;Apri verso