Avari, prodighi, iracondi e la palude di Stige
Guida al canto
Pluto, demone del quarto cerchio, grida parole incomprensibili e blocca la discesa. Virgilio lo rimprovera ricordando la caduta di Lucifero, e il mostro crolla a terra come una vela svuotata dal vento. Il gruppo scende nella quarta bolgia, dove una pioggia incessante rovescia fango sugli avari e sui prodighi, che spingono enormi pesi con il petto.
Chi incontriamo
Pluto, custode del cerchio, appare come figura gonfia e canora, poi si ritira. Dante non riconosce nessun volto tra gli avari e i prodighi, perché la vita mondana li ha resi irriconoscibili. Virgilio spiega chi sono, chiarisce il senso della Fortuna e introduce gli iracondi immersi nella palude di Stige, che conclude il canto.
Cosa aspettarsi
Dopo aver varcato il fiume Stige, Dante si avvicina a una torre dove sorvegliano le Furie e dove Filippo Argenti lo aspetta. Il prossimo ostacolo non è un peccato da guardare, ma un fiorentino collerico da incontrare, preludio all'ingresso nella città di Dite.
Testo originaleInferno · Canto VII
Parafrasi