I falsari nella decima bolgia
Guida al canto
Dante lascia la nona bolgia e scende lungo il ponte fino all'ultima cava di Malebolge, dove la scena cambia di colpo: lamenti e un puzzo di carni marcite sostituiscono lo spettacolo della carne squarciata appena visto. Sul fondo giacciono figure coperte di lebbra, in pose diverse, che si grattano senza tregua con le unghie. Virgilio sollecita Dante a riprendere il cammino e a non perdere tempo a contare i giri che ancora mancano.
Chi incontriamo
Appaiono due alchimisti, Griffolino d'Arezzo e Capocchio da Siena. Griffolino racconta di essere stato bruciato vivo da Albero da Siena, cui aveva promesso per gioco di insegnargli a volare, e spiega che nell'ultima bolgia fu dannato per l'alchimia. Capocchio, che si definisce una scimia della natura, ricorda con un sorriso amaro la brigata senese degli scialacquatori, tra cui Stricca, Niccolò e Caccia d'Asciano. Poco prima, senza scambio di parole, era apparsa l'ombra di Geri del Bello, parente di Dante, che il poeta non aveva potuto salutare.
Cosa aspettarsi
L'incontro apre lo spazio dei falsatori di persona, che richiederanno a Dante un coinvolgimento ben più diretto e sgradevole. Il riferimento a Geri del Bello e alla morte senza vendetta riaffiora come motivo destinato a tornare. La tappa successiva è un'altra prova morale prima del pozzo dei giganti.
Testo originaleInferno · Canto XXIX
Parafrasi