Mitologico

Tideo

Eroe tebano ricordato da Dante nel XXXII canto dell'Inferno come termine di paragone per la ferocia dei dannati che si divorano tra loro.

Profilo

Tideo è menzionato da Dante in Inferno XXXII, v. 130, nella similitudine «non altrimenti Tidëo si rose», con la quale il poeta paragona l'atto del dannato che rode il cranio del compagno al gesto compiuto dall'eroe tebano. Le note al canto chiariscono che il confronto allude a un episodio della guerra tebana: Tideo, ferito a morte sotto le mura di Tebe, si fece portare la testa sanguinante del nemico per divorarla. Il ricordo dell'antica Tebe, aperto in apertura del canto con il richiamo alle pietre del Citerone mosse dal canto di Anfione, si chiude dunque con la citazione di Tideo, così che l'orrore dei due fratelli che si mordono nel lago ghiacciato riproduce per analogia l'atto «nefando» dell'eroe greco, consumato anch'esso sotto quelle medesime mura.

Nel testo

Versi collegati

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