Mitologico
Taide
Taide è ricordata da Dante nell'Inferno come la puttana che rispuose al drudo che la chiamava; il suo nome è pronunciato da un dannato nell'ottava bolgia.
Profilo
Nella Commedia il nome di Taide compare una sola volta, al verso 133 del canto XVIII dell'Inferno, dove un dannato, parlando a Virgilio che lo interroga, ricorda di essere stato «Taïde, la puttana che rispuose / al drudo suo quando mi disse: 'Havviiena'». La nota al verso chiarisce che si tratta di un personaggio di una commedia di Terenzio, l'Eunuchus, e che le due battute riferite da Dante non sono scambiate fra quei due interlocutori, come la citazione dantesca potrebbe far intendere. Il dannato che pronuncia il nome è collocato nella cornice dei seduttori e adulatori, come mostrano i versi precedenti, che descrivono un peccatore «sozza e scapigliata» intento a graffiarsi e muoversi scompostamente; la nota al verso 130 precisa che il termine «fante» indica una donna di condizione modesta, e che «meretrice» è detto proprio al verso 133 con l'inciso «la puttana». Dante non fornisce altri dati biografici su Taide: la sua presenza è limitata a questa citazione indiretta, inserita dal dannato come esempio delle proprie colpe di adulatore.
Nel testo
Versi collegati
1 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Inferno | Canto XVIII | 133 | Taïde è, la puttana che rispuose | Apri verso |