Mitologico
Sibilla
La Sibilla è ricordata in una similitudine del Paradiso: le sue foglie, su cui era scritto l'oracolo, si disperdevano al vento.
Profilo
Nel canto XXXIII del Paradiso Dante ricorre alla figura della Sibilla per una similitudine che chiude la visione suprema. Le immagini del sogno, la neve che si scioglie e le foglie dove la Sibilla aveva scritto la sua sentenza, disperse dal vento, sono i tre paragoni usati per descrivere il dileguarsi di ciò che è stato visto, di cui resta solo una debole traccia. La nota al passo rinvia al racconto di Virgilio nell'Eneide (III 448-51), dove si descrive come un soffio di vento entrasse nella grotta della Sibilla e facesse volare le tenere foglie scompigliandone l'ordine. La sentenza della Sibilla, perduta e ormai illeggibile, diventa così immagine del dissolversi di una forma e del permanere soltanto di un'ombra, tema che l'introduzione al canto lega al mistero dell'unità del molteplice e al libro che raccoglie i fogli sparsi.
Nel testo
Versi collegati
1 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Paradiso | Canto XXXIII | 66 | si perdea la sentenza di Sibilla. | Apri verso |