Mitologico

Sfinge

Nel Purgatorio XXXIII la Sfinge è ricordata insieme a Temi come esempio di chi offusca l'intelletto, in una similitudine sul modo di porre enigmi oscuri.

Profilo

Nel XXXIII canto del Purgatorio Dante, parlando per bocca del padre prediletto, accosta il proprio parlare enigmatico a quello di Temi e della Sfinge, figure della mitologia classica celebri per i loro oracoli e indovinelli. Secondo la nota autorizzata al verso 48, l'espressione 'men ti persuade' indica appunto ciò che appare poco persuasivo perché, alla maniera di Temi e della Sfinge, offusca l'intelletto. La nota al verso 49 precisa che nell'enigma posto dalla Sfinge si inserisce il riferimento ai 'fatti come solutori' e chiarisce che fu Edipo, figlio di Laio, a sciogliere l'indovinello della Sfinge, costringendola così alla morte, secondo il mito narrato da Ovidio nelle Metamorfosi (VII 759 sgg.) e da Stazio nella Tebaide (I 66-7). La Sfinge compare dunque solo come termine di paragone retorico e non come figura collocata in un preciso luogo del viaggio dantesco.

Nel testo

Versi collegati

1 versi
CanticaCantoVersoTestoApri verso
PurgatorioCanto XXXIII47qual Temi e Sfinge, men ti persuade,Apri verso