Sovrani e nobili

Sardanapalo

Re assiro del VII secolo a.C., ricordato come simbolo di depravazione morale e lussuria effeminata presso gli antichi. Nel Poema è evocato da Cacciaguida nel Cielo di Marte come termine di confronto per misurare la corruzione della Firenze del suo tempo.

Profilo

Sardanapalo è presentato come re assiro del VII secolo a.C., la cui figura era divenuta presso gli antichi quasi il simbolo della depravazione morale. Le fonti antiche lo descrivevano intento a filare la porpora in abito di femmina tra schiave e prostitute, e lo ricordavano immerso in banchetti e piaceri sensuali. Dante lo menziona nel Paradiso per indicare che neppure una simile lussuria effeminata e molle aveva ancora contaminato la sobria Firenze del suo tempo, quando Cacciaguida ne tesseva l'elogio. La citazione, pronunciata nel Cielo di Marte durante il dialogo con l'avo, serve dunque a stabilire un paragone con la corruzione delle età ricche e posteriori, opponendola alla moderazione della Firenze antica. Non risulta dai versi forniti né dalle note autorizzate alcun altro episodio biografico o intervento attivo di Sardanapalo nel Poema.

Nel testo

Versi collegati

1 versi
CanticaCantoVersoTestoApri verso
ParadisoCanto XV107non v’era giunto ancor SardanapaloApri verso