Sovrani e nobili
Roberto il Guiscardo
Condottiero normanno ricordato da Dante in due passi del poema: nel novero dei cristiani che contesero contro di lui (Inf. XXVIII 14) e tra i luminari della croce di Marte in Paradiso (Par. XVIII 48).
Profilo
Roberto il Guiscardo, detto nei versi Ruberto Guiscardo, è un condottiero normanno figlio di Tancredi d’Altavilla e fratello di Riccardo, duca di Normandia. Dante lo evoca due volte nella Commedia. Nell'Inferno (XXVIII, 14), il poeta inserisce il suo nome nell'elenco delle genti che si opponnero ai Normanni, accanto ad altre schiere cadute in cruente guerre di conquista. Nel Paradiso (XVIII, 48) il Guiscardo è collocato da Cacciaguida tra i beati che brillano nella croce del cielo di Marte, sfolgorando come una stella. La sua presenza tra i difensori della fede è legata, secondo le note, alla guerra che condusse contro i Saraceni, cacciati dalle terre di Puglia, e alla fedeltà alla Chiesa, documentata da episodi come la liberazione di papa Gregorio VII assediato in Castel Sant'Angelo da Enrico IV. Nel 1059 ricevette da papa Niccolò II il titolo di duca di Puglia e Calabria. Morì nel 1085 a Cefalonia. Le sue imprese furono celebrate nel poema latino Gesta Roberti Wiscardi, composto verso la metà del Duecento da Guglielmo di Puglia.
Nel testo
Versi collegati
2 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Inferno | Canto XXVIII | 14 | per contastare a Ruberto Guiscardo; | Apri verso |
| Paradiso | Canto XVIII | 48 | per quella croce, e Ruberto Guiscardo. | Apri verso |