Mitologico

Re Mida

Re mitologico ricordato da Dante nel Purgatorio come esempio emblematico di avarizia punita: bramoso di ricchezze, ottenne da Bacco il potere di trasformare in oro ciò che toccava, finendo per non poter mangiare né bere.

Profilo

Mida, re della Frigia, è citato da Dante nel ventesimo canto del Purgatorio (v. 106) come esempio di avarizia miseramente punita. Secondo il mito che Dante attinge da Ovidio, Metamorfosi XI, Mida, desideroso di ricchezze, ricevette da Bacco la facoltà di trasformare in oro tutto ciò che avesse toccato; ma, per la stessa ragione, anche i cibi e le bevande si convertivano in oro, condannando lo stolto re a morire di fame e di sete. Dovette quindi supplicare il dio di liberarlo da quel terribile privilegio. La nota al verso precisa che Mida «divenne misero per la sua stessa avarizia» e che la sua condizione è tale da suscitare riso anziché compassione, come accade per la miseria menzionata nello stesso canto. Il nome ricorre nella Commedia soltanto in questa occorrenza, all'interno della serie di esempi di avari puniti che si conclude con la menzione di Acàn.

Nel testo

Versi collegati

1 versi
CanticaCantoVersoTestoApri verso
PurgatorioCanto XX106e la miseria de l’avaro Mida,Apri verso