Sovrani e nobili
Pisistrato
Pisistrato, tiranno di Atene, è citato da Dante nel Purgatorio come esempio di mansuetudine tratto dal mondo pagano, tramite l'episodio narrato da Valerio Massimo.
Profilo
Pisistrato è ricordato da Dante nel Purgatorio, dove è menzionato nel contesto degli esempi di mansuetudine proposti da Virgilio. La sua figura è legata a un episodio trasmesso da Valerio Massimo tra gli atti «di umanità e clemenza», nel quale il tiranno ateniese rispose con straordinaria mitezza alla moglie che gli chiedeva di far uccidere un giovane reo di aver baciato per strada la loro figliola. Tale vicenda è richiamata in Purgatorio XV per illustrare l'atteggiamento dolce e mite della madre nel secondo esempio, contrapposto all'asprezza delle vicende precedenti. Le parole pronunciate dalla madre nella scena purgatoriale si concludono con il riferimento diretto al nome di Pisistrato, secondo la lezione Pisistràto dei versi. La figura, collocata da Dante nell'ambito del patrimonio esemplare pagano, serve a caratterizzare il tono di dolcezza e di amore che qualifica gli abitanti del Purgatorio.
Nel testo
Versi collegati
1 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Purgatorio | Canto XV | 101 | ch’abbracciar nostra figlia, o Pisistràto». | Apri verso |