Sovrani e nobili
Pigmalione
Re di Tiro e padre di Didone, ricordato da Ugo Capeto come esempio di traditore che la sete dell'oro spinse al parricidio contro Sicheo, zio e cognato di Pigmalione.
Profilo
Pigmalione è nominato da Ugo Capeto nel discorso del Purgatorio XX come esempio di traditore avido d'oro. Il verso 103 introduce il nome nell'espressione «Noi repetiam Pigmalïon allotta», dove la nota autorizzata precisa che allotta vale «allora, cioè di notte». Al verso 104 Pigmalione è detto traditore, e la nota specifica che «cui la voglia ghiotta dell'oro fece traditore», facendo di lui il mandante dell'uccisione di Sicheo. La nota al verso 105 chiarisce che paricida vale «uccisore di parenti prossimi» e che «Sicheo era zio e cognato di Pigmalione», evidenziando così la gravità del crimine. Il passo si inserisce nella rassegna di esempi di avarizia punita che Ugo Capeto snoda durante la sua invettiva, punteggiata da verbi incisivi come morda, in un tono che la nota critica giudica meno figurativamente potente rispetto ad altre scene del poema.
Nel testo
Versi collegati
1 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Purgatorio | Canto XX | 103 | Noi repetiam Pigmalïon allotta, | Apri verso |