Papi e religiosi

Noè

Noè è ricordato da Dante nel Limbo fra gli spiriti magni del canto IV, e il suo nome ritorna nel Paradiso XII in relazione al patto con Dio e all'arcobaleno, segno della promessa di non distruggere più l'umanità con il diluvio.

Profilo

Dante menziona Noè nell'Inferno IV, 56, dove, accanto ad Abele, è ricordato fra le figure del Limbo che il poeta indica con l'articolo dimostrativo «quella di Noè», accostandolo alla serie degli spiriti magni che si raccolgono nel castello degli antichi. La stessa denominazione «quella di Noè» mostra come il patriarca biblico venga evocato nella cornice del Limbo accanto alle altre anime. In Paradiso XII, 17, Noè è citato come partecipe del patto stabilito da Dio con lui, espresso nei versi «per lo patto che Dio con Noè puose». Le note al canto XII collegano esplicitamente questo passo a Genesi 9, 11-3 e spiegano che l'arcobaleno, immagine del cielo in cui si muovono le due corone di beati, è il segno lasciato da Dio della promessa di non sommergere più la terra con il diluvio. Le note chiariscono dunque che la menzione di Noè si lega al tema teologico della promessa divina evocata dall'arcobaleno, senza ulteriori specificazioni sulla sua collocazione in altre parti del poema.

Nel testo

Versi collegati

2 versi
CanticaCantoVersoTestoApri verso
InfernoCanto IV56d’Abèl suo figlio e quella di Noè,Apri verso
ParadisoCanto XII17per lo patto che Dio con Noè puose,Apri verso