Mitologico

Niobe

Niobe è ricordata da Dante nel Purgatorio come esempio di superbia punita: le sue membra, disperse per il terreno, sono lo spettacolo che accende la fantasia del poeta tra i bassorilievi del canto XII.

Profilo

Niobe è il sesto esempio scolpito nella processione del Purgatorio, opposto a quello di Nembròt: mentre il gigante biblico è figura della superbia umana di fronte a Dio, Niobe appartiene alla mitologia classica, e l'alternanza fra Scrittura e mito scandisce la sequenza fino alla fine. Il verso-ancora Purg. XII 37 la interpella direttamente: «O Nïobè, con che occhi dolenti», mostrando le sue grandi membra ora vinte, sparse per il terreno. La nota al verso 33 chiarisce che lo sparpagliamento è effetto delle folgori scagliate da Giove, citando le Metamorfosi di Ovidio. Dante, davanti a queste figure, coglie la suggestione di una potenza fisica che accende la fantasia, tema su cui è costruito anche il canto XXXI dell'Inferno. Nella sequenza purgatoriale Niobe è affiancata, fra l'altro, all'esempio di Aracne, altra superba punita, a indicare la radice comune di tracotanza e castigo.

Nel testo

Versi collegati

1 versi
CanticaCantoVersoTestoApri verso
PurgatorioCanto XII37O Nïobè, con che occhi dolentiApri verso