Divinità
Nettuno
Dio del mare, personificazione delle acque nella Commedia. In Inferno XXVIII è invocato come nume tutelare del Mediterraneo, mentre in Paradiso XXXIII è ricordato per aver fissato, meravigliato, la nave Argo.
Profilo
La figura di Nettuno emerge dai versi danteschi come personificazione del mare. In Inferno XXVIII 83, nel contesto del tradimento ordito da Malatestino da Rimini ai danni dei due gentiluomini di Fano, il poeta registra l'invocazione «non vide mai sì gran fallo Nettuno», con cui si chiede al dio del mare se egli abbia mai assistito a un delitto altrettanto grave tra Cipro e Maiorca, lungo l'intero Mediterraneo. La nota al verso precisa che «il mare è qui personificato» nella divinità pagana. In Paradiso XXXIII 96, al culmine della visione suprema, Dante ricorda l'episodio mitico della nave Argo, la prima a solcare l'oceano, e afferma che la rapidità dell'oblio successivo alla visione divina è maggiore di quella che, dopo venticinque secoli, ha cancellato il ricordo del viaggio degli Argonauti, al punto che «fé Nettuno ammirar l'ombra d'Argo».
Nel testo
Versi collegati
2 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Inferno | Canto XXVIII | 83 | non vide mai sì gran fallo Nettuno, | Apri verso |
| Paradiso | Canto XXXIII | 96 | che fé Nettuno ammirar l’ombra d’Argo. | Apri verso |