Mitologico
Mirra
Personaggio mitologico ovidiano citato da Dante come esempio di falsificatrice di persona. Definita «scellerata», incarnò l'inganno contro il padre Cinira.
Profilo
Mirra è ricordata da Dante nel trentesimo canto dell'Inferno come esempio emblematico di «falsificatrice di persona», figura del mondo antico contrapposta, per voluta variazione, al personaggio comico di Capocchio. Secondo il racconto ovidiano richiamato dalle note al canto, Mirra, figlia di Cinira re di Cipro, arse di amore illecito per il proprio padre e, con l'aiuto della nutrice e grazie alle tenebre, fingendosi altra donna, riuscì a soddisfare la propria passione. Scoperta dal padre, fuggì in Arabia dove fu tramutata nella pianta da cui si estrae la mirra. L'aggettivo «scellerata» con cui Dante la designa riecheggia esplicitamente la fonte ovidiana. Nella classificazione morale dantesca, Mirra non è punita per l'incesto, che sarebbe di pertinenza dei lussuriosi, ma per la frode, ritenuta peccato più grave. La sua menzione nell'aldilà livella ogni distanza tra figure mitologiche e personaggi contemporanei.
Nel testo
Versi collegati
1 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Inferno | Canto XXX | 38 | di Mirra scellerata, che divenne | Apri verso |