Mitologico

Minotauro

Essere mostruoso per metà uomo e per metà toro, nato da Pasifae e da un toro, rinchiuso nel labirinto di Creta, rappresentato da Dante come pura bestialità.

Profilo

Il Minotauro è ricordato da Dante nel canto XII dell'Inferno come l'infamia di Creta, essere mostruoso per metà uomo e per metà toro, nato da Pasifae, moglie di Minosse re di Creta, e da un toro di cui ella si era invaghita. Secondo il mito, si cibava di carne umana, al punto che Minosse impose ad Atene un tributo annuo di quattordici giovani, sette maschi e sette femmine, da dargli in pasto. Dante lo rappresenta come ridotto a pura bestialità, senza nulla di umano, tanto che la sua rabbia è definita ira bestial. Al verso 25 del canto XII, Virgilio e Dante lo vedono mordere e lacerare se stesso nella frana che introduce al cerchio della violenza. Il Minotauro è inoltre richiamato nel canto IX dell'Inferno (v. 54) come termine di confronto con Teseo, il quale, grazie all'aiuto di Arianna, lo uccise e liberò la propria terra dal tributo.

Nel testo

Versi collegati

1 versi
CanticaCantoVersoTestoApri verso
InfernoCanto XII25vid’ io lo Minotauro far cotale;Apri verso