Poeti e pensatori
Michele Scotto
Astrologo di origine scozzese citato da Dante nel canto XX dell'Inferno, dove è annoverato tra i famosi indovini e astrologi suoi contemporanei puniti per le loro frodi.
Profilo
Michele Scotto è ricordato da Dante come uno dei più noti astrologi del suo tempo. Secondo la nota al verso 116 del canto XX dell'Inferno, era di origine scozzese e visse alla corte di Federico II; compose varie opere di filosofia e astrologia e tradusse importanti testi aristotelici e averroistici, tanto che la sua fama era tale che ancora in epoca tarda se ne favoleggiava in Scozia. Il solo verso che lo riguarda, "Michele Scotto fu, che veramente" (Inf. XX 116), lo inserisce esplicitamente nella serie dei personaggi moderni, suoi contemporanei, che il poeta condanna insieme ai celebri indovini dell'antichità per i loro inganni divinatori, come si ricava dal contesto del canto che accomuna Michele Scotto a Guido Bonatti e ad Asdente sotto l'accusa di "magiche frode".
Nel testo
Versi collegati
2 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Inferno | Canto XX | 116 | Michele Scotto fu, che veramente | Apri verso |
| Paradiso | Canto XIX | 122 | che fa lo Scotto e l’Inghilese folle, | Apri verso |