Mitologico

Medea

Figura mitologica citata da Dante nell'Inferno come vittima dell'inganno di Giasone, accanto a figure di seduttori fraudolenti della prima bolgia dell'ottavo cerchio.

Profilo

Medea è ricordata da Dante nel canto XVIII dell'Inferno come esempio emblematico di donna ingannata e poi vendicata: il poeta accosta il suo caso a quello della giovinetta abbandonata da Giasone, segnalando che «anche di Medea si fa vendetta». Secondo la nota critica al verso, Medea era figlia del re dei Colchi e aveva aiutato Giasone nella conquista del vello d'oro; dopo essere stata da lui sedotta e abbandonata, è raffigurata dagli antichi come maga spietata che si vendicò uccidendo i due figlioletti avuti da Giasone sotto gli occhi del padre. La nota sottolinea inoltre che Dante, nel testo poetico, dà solo un cenno di questa vicenda, limitandosi a evocare la vendetta come contrappunto alla colpa dei seduttori fraudolenti puniti nella bolgia. Il riferimento dantesco assume così una funzione esemplare, inserendo la figura mitologica in parallelo a personaggi storici e contemporanei citati nello stesso contesto.

Nel testo

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InfernoCanto XVIII96e anche di Medea si fa vendetta.Apri verso