Sovrani e nobili
Lizio
Signore di Valbona sull’Appennino tosco-romagnolo, guelfo, ricordato da Guido del Duca nel Purgatorio come esempio di liberalità e cortesia del passato.
Profilo
Lizio è ricordato esclusivamente nella cornice degli invidiosi del Purgatorio (XIV), dove Guido del Duca ne pronuncia il nome chiedendo «Ov’ è ’l buon Lizio e Arrigo Mainardi?» (Pg XIV 97), avviando un rimpianto per i signori liberali e cortesi del tempo che fu. Le note antiche lo identificano come signore di Valbona sull’Appennino tosco-romagnolo, guelfo e podestà di Firenze, ancora vivo nel 1279. I commentatori lo descrivono come «largo e curiale uomo e di grande cortesia» (Lana) e narrano un aneddoto di munificenza: per allestire un banchetto a Forlì avrebbe venduto mezza coltre di zendado per sessanta fiorini (Ottimo). Come gli altri nomi elencati nella stessa apostrofe, la sua fama sopravvive grazie ai versi danteschi, che lo hanno sottratto all’oblio trasformandolo in esempio proverbiale di una cortesia ormai scomparsa.
Nel testo
Versi collegati
1 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Purgatorio | Canto XIV | 97 | Ov’ è ’l buon Lizio e Arrigo Mainardi? | Apri verso |