Mitologico

Learco

Figlio di Atamante e di Ino, citato da Dante in Inferno XXX nell'ambito della similitudine mitologica che apre il canto, dove i due falsari di persona sono paragonati a due porci.

Profilo

Il nome Learco compare nel primo verso della similitudine mitologica che apre il canto XXX dell'Inferno: «prendendo l'un ch'avea nome Learco», dove Dante richiama la furia scatenata da Giunone contro la stirpe di Cadmo. Le note al canto precisano che la dea, gelosa di Semele, figlia di Cadmo e amata da Giove, fece impazzire Atamante, re di Orcomeno, al punto da fargli credere di scorgere nella moglie Ino una leonessa e nei due figlioletti due leoncini: Atamante uccise così la moglie e i due figli. Il mito, narrato da Ovidio nelle Metamorfosi (IV 512-530), è usato da Dante come exemplum per innalzare la scena comica dei falsari sul piano del tragico, illustrando la vendetta divina e stabilendo l'alternanza stilistica caratteristica dell'intero canto. Learco, in quanto figlio di Atamante, appartiene a questa tradizione mitologica tebana e compare unicamente in qualità di vittima della follia indotta da Giunone.

Nel testo

Versi collegati

1 versi
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InfernoCanto XXX10prendendo l’un ch’avea nome Learco,Apri verso