Mitologico
Ippolito
Figlio di Teseo, re di Atene, citato da Cacciaguida come termine di paragone per l'esilio immeritato che attende Dante, cacciato da Firenze come Ippolito lo fu da Atene.
Profilo
Ippolito, figlio di Teseo re di Atene, è ricordato da Cacciaguida nel Paradiso XVII come esempio mitico di innocente costretto all'esilio: falsamente accusato dalla matrigna Fedra, da lui respinta, di aver tentato di sedurla, fu bandito dalla città (cfr. Ovidio, Metamorfosi XV 493 sgg.). Le note autorizzate al canto spiegano che il paragone serve a illuminare la sorte di Dante, il quale, ugualmente innocente, sarà spinto a lasciare Firenze per la crudeltà di quella che avrebbe dovuto essergli madre. La menzione dantesca si limita dunque al ricordo dell'esilio ateniese di Ippolito, usato come similitudine profetica; il poeta non ne incontra la figura nel viaggio oltremondale, né la colloca in un cerchio, cornice o cielo determinato.
Nel testo
Versi collegati
1 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Paradiso | Canto XVII | 46 | Qual si partio Ipolito d’Atene | Apri verso |