Mitologico

Icaro

Figlio di Dedalo evocato da Dante nel Canto XVII dell'Inferno come termine di paragone per la paura provata durante la discesa di Gerione.

Profilo

Icaro è ricordato da Dante in Inferno XVII, 109, all'interno del paragone con la discesa di Gerione sull'ottava bolgia. Il poeta, sentendo la coda del mostro muoversi nell'aria e raccoglierla come un nuotatore, teme di ricadere nell'abisso e paragona la propria paura a quella provata da Fetonte e da Icaro. Secondo la nota al verso 109, Icaro è il celebre figlio di Dedalo, a cui il padre aveva costruito due grandi ali per fuggire dal Labirinto; il giovane, avvicinatosi incautamente al Sole, sente sciogliersi la cera sulle spalle. La nota al verso 111 rileva che il grido «Mala via tieni!» è viva invenzione dantesca, ricreazione della scena ovidiana (Metamorfosi VIII 183-235) dallo sguardo impotente di Dedalo che vede cadere il figlio. La figura è dunque chiamata in causa come immagine mitica della grande paura del volo e della caduta dall'alto, non come personaggio collocato in un preciso cerchio infernale.

Nel testo

Versi collegati

1 versi
CanticaCantoVersoTestoApri verso
InfernoCanto XVII109né quando Icaro misero le reniApri verso