Mitologico

Glauco

Pescatore della Beozia che, avendo assaggiato un'erba capace di ridare vita ai pesci, si trasformò in divinità marina, citato da Dante come paragone per il proprio trasumanare.

Profilo

Glauco è figura della mitologia greca ricordata da Dante nel Paradiso come termine di paragone per il proprio mutamento interiore. Secondo le note al canto, Glauco era un pescatore della Beozia: osservando che i pesci da lui pescati, dopo aver mangiato una certa erba, saltavano di nuovo in mare vivi e vitali, volle anch'egli assaggiarla e, sentendosi trasformato in altra natura, balzò in mare divenuto una divinità marina. Il mito, di derivazione ovidiana, è richiamato da Dante a significare un evento impossibile in natura come il passaggio dell'uomo a una condizione oltreumana. Il richiamo biblico «divinae consortes naturae» precisa il valore del termine consorto, inteso come «partecipe della stessa sorte» delle divinità marine. Glauco non compare come personaggio presente nella scena, ma solo come esempio mitico evocate da Dante per esprimere il concetto del trasumanare.

Nel testo

Versi collegati

1 versi
CanticaCantoVersoTestoApri verso
ParadisoCanto I68qual si fé Glauco nel gustar de l’erbaApri verso