Papi e religiosi

Gioacchino da Fiore

Il calavrese abate Giovacchino è ricordato da Dante nel Paradiso, nel cielo dei sapienti, e chiude con la sua menzione la seconda corona di spiriti sapienti, sigillando la struttura a chiasmo del canto XII.

Profilo

Nel Paradiso XII, v. 140, Dante lo nomina come «il calavrese abate Giovacchino», inserendolo nella seconda corona dei sapienti che chiude il coro aperto da Bonaventura. Il passo è introdotto dal commento al verso, che lo definisce abate e lo lega all'ambiente calabrese. La nota introduttiva al canto XII spiega che la seconda corona, «sigillata da Gioacchino da Fiore», risponde specularmente a quella aperta da san Tommaso, completando così la struttura simmetrica dell'intero canto. Il commento precisa inoltre che accanto alla grande teologia nella seconda corona sono rappresentate anche la storia, la logica e la grammatica, ossia la prim' arte del Trivio e del Quadrivio, così da accostare generi e livelli diversi di sapienza. Dante lo pone dunque tra gli spiriti che lodano san Domenico, accanto a Bonaventura, ad Anselmo d'Aosta, a Rabano Mauro e a Elio Donato, in una ghirlanda di dotti accomunati dalla ricerca della sapienza divina piuttosto che delle scienze a servizio degli interessi temporali.

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