Papi e religiosi
Esaù
Figlio gemello di Isacco e padre degli Idumei, citato nel Paradiso come esempio biblico di due gemelli dalla natura e dal destino radicalmente diversi, per dimostrare che l'influsso dei cieli agisce sulla singola persona e non sulla stirpe.
Profilo
Esaù è ricordato da Dante nel Paradiso come esempio scritturale di due gemelli dalla indole opposta. I versi del canto VIII e le relative note lo pongono accanto al fratello Giacobbe, suo gemello, per illustrare il principio che i corpi celesti imprimono caratteri individuali nei concepiti, agendo sulla persona singola e non sulla famiglia. La tradizione biblica ricorda che i due già si scontravano nel seno materno, come segno di una diversità di natura e di destino. Le note precisano inoltre che proprio dalla diversità dei due gemelli dipende l'origine della pluralità degli uomini, condizione necessaria alla convivenza civile. Nel passo dantesco, Esaù è dunque invocato non come figura morale autonoma, ma come termine di paragone teologico a conferma della tesi sulla provvidenza e sugli influssi celesti.
Nel testo
Versi collegati
1 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Paradiso | Canto VIII | 130 | Quinci addivien ch’Esaù si diparte | Apri verso |