Mitologico

Ecuba

Regina di Troia, moglie di Priamo, ricordata da Dante come Ecuba trista, misera e cattiva nella doppia similitudine mitologica del canto XXX dell'Inferno.

Profilo

Ecuba è introdotta da Dante nella doppia similitudine iniziale del canto XXX dell'Inferno, accanto al re tebano Atamante, come termine di paragone tragico per i due falsari idrofobi che infieriscono sui compagni di pena. Il testo la definisce con i tre aggettivi «trista, misera e cattiva», che raccolgono la sua totale infelicità: afflitta, privata di tutto e prigioniera. La scena dantesca la mostra sulla riva del mare mentre, accostatasi per tergere il corpo della figlia Polissena immolata sulla tomba di Achille, scorge il corpo dell'altro figlio Polidoro, ucciso da Polinestore re di Tracia, cui era stato affidato. Dante concentra il ritratto sul dolore disperato della madre, tacendo il gesto crudele dello strappo degli occhi a Polinestore, che Ovidio narra nelle Metamorfosi e che viene solo brevemente richiamato più avanti nel canto. Gli episodi di Polissena e Polidoro sono narrati nelle Metamorfosi XIII 481-568.

Nel testo

Versi collegati

1 versi
CanticaCantoVersoTestoApri verso
InfernoCanto XXX16Ecuba trista, misera e cattiva,Apri verso