Mitologico
Dedalo
Figura del mito classico ricordata da Albero da Siena nel canto XXIX dell'Inferno come l'unico uomo che seppe volare.
Profilo
Nel canto XXIX dell'Inferno Dedalo è menzionato indirettamente da Albero da Siena, che confessa a Dante di non aver reso il vescovo di Siena capace di volare «come Dedalo». Secondo la nota critica al verso, l'espressione è pronunciata con ironia e con spregio verso la scarsa avvedutezza di Albero, e richiama il mito greco dell'artigiano che, insieme al figlio Icaro, riuscì a volare nell'aria. La nota richiama anche un'analoga menzione del mito in Inferno XVII (vv. 109-111), dove Dedalo è ricordato per l'impresa del volo. Dedalo non è un dannato presente nella scena, ma soltanto un termine di paragone mitico usato dal parlante per descrivere l'arte di levarsi per l'aria, che la nota al verso 113 collega al fenomeno della levitazione tipico della magia.
Nel testo
Versi collegati
1 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Inferno | Canto XXIX | 116 | perch’ io nol feci Dedalo, mi fece | Apri verso |