Storico
Curione
Tribuno romano dell'età cesariana, citato da Dante tra i seminatori di discordia nella nona bolgia dell'Inferno (XXVIII), con la lingua mozzata come gli altri peccatori.
Profilo
Curione è ricordato da Dante nella nona bolgia dell'Inferno, tra i seminatori di scismi e discordie, la cui pena consiste nell'essere mutilati delle membra con cui hanno peccato: come gli altri dannati di questa serie, anche a Curione è tagliata la lingua, strumento della sua colpa. La nota autorizzata al canto XXVIII spiega che Dante riconosce autonomamente la sua identità, pur senza che Piero della Vigna ne abbia pronunciato il nome, e che l'episodio era tra i più celebri della storia romana, narrato da Lucano e dai Fatti di Cesare. Il giudizio dantesco ne sottolinea l'«arditezza» nel parlare, collegandola a un consiglio che indusse Cesare a entrare in guerra con la patria. Il verso-ancora lo definisce «ch'a dir fu così ardito», e l'aggettivo si oppone esplicitamente allo «sbigottito» che lo stesso commento richiama a proposito del v. 100.
Nel testo
Versi collegati
1 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Inferno | Canto XXVIII | 102 | Curïo, ch’a dir fu così ardito! | Apri verso |