Sovrani e nobili

Costantino

Imperatore romano ricordato da Dante come protagonista della cosiddetta donazione a papa Silvestro e del trasferimento della sede dell'Impero da Occidente a Oriente, eventi che segnarono l'origine del potere temporale della Chiesa.

Profilo

Costantino è menzionato nella Commedia in due passi principali. In Inferno XXVII, 94, Dante ricorda l'episodio della sua conversione, riferendo che «come Costantin chiese Silvestro» entro in quell'atto da cui trasse origine la ricchezza della Chiesa. In Paradiso VI, 1-3, Giustiniano apre il suo discorso ricordando che «poscia che Costantin l'aquila volse / contr'al corso del ciel», cioè rivolse l'insegna imperiale in direzione opposta al moto celeste, trasferendo la sede dell'Impero da Roma a Bisanzio, evento compiuto nel 330. Le note dantesche precisano che con questo atto Costantino «dette al papa il primo dominio temporale». La sua figura è dunque evocata da Dante come l'artefice della donazione che rese la Chiesa politicamente potente, causa – secondo la visione dantesca – di corruzione. Dante distingue la buona intenzione personale di Costitano, e la sua stessa conversione, dagli effetti storici negativi del gesto, configurando l'imperatore come snodo provvidenziale fra la storia dell'Impero e quella della Chiesa.

Nel testo

Versi collegati

2 versi
CanticaCantoVersoTestoApri verso
InfernoCanto XXVII94Ma come Costantin chiese SilvestroApri verso
ParadisoCanto VI1«Poscia che Costantin l’aquila volseApri verso