Storico

Ciacco

Cittadino fiorentino dannato nel terzo cerchio dell'Inferno tra i golosi, che si leva dal fango e riconosce Dante, apostrofandolo e profetizzando sulla corruzione di Firenze.

Profilo

Nel sesto canto dell'Inferno, tra i golosi immersi nel fango sotto una pioggia greve e maleodorante, un dannato si leva a sedere e apostrofa il pellegrino: «Voi cittadini mi chiamaste Ciacco». Il poeta lo riconosce e gli si rivolge con affettuosa familiarità: «Ciacco, il tuo affanno». Ciacco indica per prima cosa la propria città d'origine, stabilendo con Dante un rapporto fra concittadini. L'introduzione al canto lo descrive come «un fiorentino, Ciacco, che apostroferà Dante al suo passare», «un personaggio senza alcuna notorietà», scelto da Dante come voce che giudica la corruzione civile di Firenze, quasi simbolo dell'uomo piccolo e debole che, dalla sponda dell'eternità, giudica i potenti. Le note al canto osservano che il nome, forse derivato dal francese Jacques o dal toscano Jacopo, è usato da Dante in un contesto di serietà e dignità, con un'apostrofe affettuosa e rispettosa, e ricordano che Ciacco non è stato identificato nei documenti del tempo: una voce che si leva dal nulla, da persona che non conta, a giudicare i grandi.

Nel testo

Versi collegati

2 versi
CanticaCantoVersoTestoApri verso
InfernoCanto VI52Voi cittadini mi chiamaste Ciacco:Apri verso
InfernoCanto VI58Io li rispuosi: «Ciacco, il tuo affannoApri verso